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PAPILLON

" Autobiografia del vero maestro della fuga"

, PAPILLON.    

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Omicida, ergastolano, fuggiasco, scrittore: queste le quattro tappe fondamentali della vita di Henry Charrière, detto papillon.
Storia vera: nato in Francia nel 1906, condannato (ingiustamente? Si è sempre dichiarato innocente) per omicidio ai lavori forzati a vita nel 1931, deportato immediatamente nelle terribili prigioni della caienna, la Guyana francese. Dodici anni caratterizzati dall'alternanza tra gli orrori del bagno penali e gli innumerevoli, estremi e rocamboleschi tentativi di evasione (dalle atroci galere di Saint-Laurent-Du-Maroni, dell'Isola di San Giuseppe, dell'Isola del Diavolo, della Colombia, del Venezuela).
Disperato desiderio di libertà: è semplicemente questo che ha portato un uomo a rischiare quel poco che gli era rimasto (la vita, la salute mentale e poc'altro ancora) per fuggire alla carcerazione (vita come anticamera della morte, vita come assoluta mancanza di volontà, vita come costrizione insopportabile per uno spirito simile, una non-vita) e quindi guadagnarsi la possibilità di una NUOVA vita (rinascita assoluta ed abbandono di qualsiasi collegamento con il passato, avvenuta nel '43). Relativamente alla libertà infine riconquistata Charrière scrive: " Ho trentasette anni, sono ancora giovane. Il mio stato fisico è perfetto, non sono mai stato seriamente ammalato, il mio equilibrio mentale, credo di poterlo dire, è completamente normale. Il marciume non ha lasciato in me delle tracce degradanti. Soprattutto perché credo di non averne mai fatto veramente parte ".
Autobiografia si, ma parziale poiché riporta gli avvenimenti relativi "solo" ai 12 anni di prigionia (la cosiddetta "strada della putredine", così amava descriverla Papillon). Il crescendo delle emozioni, di pugni nello stomaco morali, di avventure costellate da numerose persone/ personaggi alla stregua di un romanzo di appendice, fa di questo libro un cocktail esplosivo ed assolutamente unico, impreziosito dalle sorprendenti capacità narrative (sublimi) e da uno stile di scrittura (principalmente asciutto ed essenziale quanto basta, ma capace di divagazioni imperdibili) che suscita al lettore una autentica partecipazione alle vicende narrate; "Ciò che scrive è come te lo racconta, lo si vede, lo si sente, lo si vive" scrisse in merito Jean-Pierre Castelnau, il suo editore, il quale si fa anche completamente garante di tutti gli avvenimenti riportati (quindi, se non credete a ciò che leggete, sapete a chi rivolgervi).
A partire dalla data di pubblicazione (1969) questo "documento umano" si è trasformato in un caso editoriale, che è servito alla creazione del mito di Papillon, il re della fuga, il mito della Caienna, l'uomo d'azione, l'Uomo.

Ah, un'ultima cosa: per dovere di cronaca devo riferire che dal libro è stato tratto un film con un certo Steve McQueen (come attore protagonista) e un certo Dustin Hoffman ma, per la trama ridotta ed i soliti motivi di incompatibilità letteratura-cinema, non rende alcuna giustizia al libro (anzi, si potrebbe trovarlo addirittura irritante).


di: EDDIE FELSON

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