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IL PRIMO DIO

"...Emanuel Carnevali morto di fame nelle cucine d'America, sfinito, dalla stanchezza nelle sale da pranzo d'America scrivevi..."

, IL PRIMO DIO.    

Narrativa > Romanzo/autobiografia di uno dei più particolari poeti "maledetti"
italiani, ma adottato interamente dagli Stati Uniti, anche in virtù della lingua utilizzata, l'inglese.Nato a Bologna il 4 Dicembre 1897, passato attraverso un'infanzia e un'adolescenza travagliate(genitori separati, spostamenti continui di residenza, studi in collegi diversi), partito
per gli States ancora sedicenne, si ritrova a dover sopravvivere a New
York in condizioni di stento grazie a numerosi e umili mestieri, finchè entra nel circolo della letteratura americana di quegli anni scrivendo poesie, articoli e recensioni per riviste. Ad un periodo di successo e anche di stima da parte dei suoi "colleghi" dell'epoca (un nome su tutti:Ezra Pound) segue un precipitoso declino attraverso pazzia ("Non era una follia parziale quella che mi possedeva, era qualcosa che si era impadronito di tutta la mia anima. Aveva
impiegato troppo tempo ad arrivare, perché potesse passare facilmente. L'avevo sentita venire a me con un remoto e graduale crescendo di suoni e di potenza,
questa mia pazzia")e malattia (encefalite), fino al rientro in Italia nel 1922 per un lungo ricovero in alcuni ospedali e case di cura (aveva appena 25 anni). Durante la lunga degenza ("Sono anni che vivo in questo palazzo di sangue e di pus, nel bailamme delle grida degli ammalati,inchiodato a un letto che poche volte e malvolentieri ho abbandonato") e sotto l'effetto di droghe e sedativi Carnevali scrive della sua vita, fino all'undici Gennaio 1942,
giorno in cui muore, a soli 44 anni.Disperazione e dolore accompagnano questo poeta per tutta la sua vita ("La vita io non l'ho mai goduta molto, nemmeno quand'ero un bambinetto. Il dolore dev'essere la cosa più importante della mia vita"), così come l'idea della morte ("Ora sapevo d'esser padrone della morte: era lei la serva che avrebbe obbedito alla mia chiamata. La stuzzicavo, la
provocavo di proposito, la sfidavo. La chiamavo con nomi volgari e strani, ma non una sola volta le diedi l'amore che essa chiedeva. Sapevo che era ancora lontana e sapevo che non sarebbe rimasta a lungo attorno al mio letto, a guardarmi giacere. Ma una volta, solo una volta, sentii con certezza le sue
mani percorrermi il corpo e poi lasciarmi bagnato di un sudore gelido, con la rigidezza nei muscoli, la disperazione nel cuore, la paura in bocca, e una nuova pazzia negli occhi").E poi la pazzia. La pazzia di Carnevali è sublime nel vero senso della parola, è una presa di coscienza della divinità, la sua divinità: "Ora credevo fermamente di essere l'Unico Dio. Ma nessun dio fu mai più umile di me, nessun dio fece mai sbagli peggiori, nessun dio fu mai così
brutto come me. Nessun dio mi aveva mai soddisfatto come questo dio improvvisamente concepito,e nessun dio mai scaturì tanto spontaneamente alla vita, e nessun dio desiderò mai con tanta passione i colori del mondo" e ancora "Urlavo a squarciagola la mia pazzesca formula della divinità, ripetendo che io ero, per me stesso e per tutti gli uomini, il Primo Dio, l'Unico Dio, che ero un carico di spezie giunto improvvisamente in porto".
Il volume comprende oltre al romanzo vero e proprio "Il primo dio", anche una raccolta delle sue poesie più significative, incredibili e assolutamente
moderne, malate. Un senso poetico che nella semplicità trova la sua potenza espressiva fuori dal comune, immagine perfetta, sensazione perfetta, questo è Emanuel Carnevali.


di: EDDIE FELSON

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 IL PRIMO DIO
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