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SOTTO IL CULO DELLA RANA

La nobile arte del non far niente avendo come sfondo la grottesca realtà del socialismo reale. Il romanzo che ha lanciato l'angloungherese Tibor Fischer.

, SOTTO IL CULO DELLA RANA.    

Narrativa > “Sotto il culo della rana” (1993) è il titolo bizzarro del primo romanzo di Tibor Fischer, giovane autore inglese di origine ungherese che si è fatto notare sulla patinatissima rivista letteraria inglese Granta (# 43 e #46).
Essere “sotto il culo della rana (in fondo a una miniera di carbone)” è un modo di dire ungherese per descrivere uno stato di sfiga pura, cristallina. Immersi in questo stato agiscono i tragicomici personaggi del libro, ambientato in Ungheria tra la fine della Seconda guerra mondiale e la repressione sovietica del 1956.
Il tono, anch’esso scanzonato, così come la scrittura fresca e ironicamente ritmata, rendono questo romanzo un piacere alla lettura. Il limite del surreale viene delicatamente sfiorato dalle “imprese” dei protagonisti, giocatori semidilettanti della squadra di basket delle Ferrovie, se non fosse per il fatto che il surreale in considerazione sia la triste realtà nei paesi del socialismo reale come l’Ungheria.
Il romanzo è dedicato dall’autore “A tutti quelli che hanno combattuto (non solo nel ’56, non solo in Ungheria)” e la quotidiana “battaglia” dei giovani cestisti si snoda tra la ricerca di cibo, di scopate e dalla fuga dall’incombente servizio militare. Detto così può sembrare banale, superficiale o edonistico, ma l’autore sfugge proprio come un agile ala esterna a queste facili trappole.
La realtà, come la storia dimostra, è ben più grottesca di quanto la si possa immaginare e la lettura piacevole delle vicende di Gyuri e compagni non cerca mai di nascondere la sovrastruttura oprimente del regime, tanto per usare un termine adatto al contesto.
Per farvi comprendere il tono cito una descrizione presente nel testo, a voi indovinare di chi si tratta…: “.. questo culto del lavoratore è un po’ pesante. Fa specie che sia scaturito da un accademico tedesco grasso e scroccone, che non ha mai avuto un lavoro in vita sua, è vissuto alle spalle degli amici e si è lasciato andare a pratiche quantomeno borghesi quali ingravidare la cameriera….”


di: DHARMABOY

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