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TIZIANO TERZANI E PAUL THEROUX: L'ASIA IN TRENO

Due viaggi e e due sguardi a oriente da un ormai insolito punto di vista: il finestrino di un treno

, TIZIANO TERZANI E PAUL THEROUX: L'ASIA IN TRENO.    

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Nel 1976, un indovino di Hong Kong avvertì Tiziano Terzani, allora corrispondente del giornale tedesco Der Spiegel, che se nel 1993 rischiava di morire se avesse viaggiato volando. Passano quasi vent'anni da quella profezia e lo scettico Terzani decide quasi per gioco che per il 1993 non avrebbe preso nessun aereo, pur non rinuniciando al suo mestiere di giornalista. Le parole dell'indovino diventano una scusa per riassaporare la concreta lentezza e le difficoltà del viaggio via terra che i sempre più veloci e asettici collegamenti aerei ci fanno spesso dimenticare. Allo stesso tempo compie un'indagine sul rapporto degli asiatici con quello che dalle nostre parti si chiama occulto.
Un indovino mi disse descrive soprattutto delle regioni del sud-est asiatico, ma la Cina, quel paese che lo espulse nel 1984 per "attività controrivoluzionarie", compare spesso tra le sue pagine. Ricordi, riflessioni e i continui incontri con le coumunità cinesi, a volte enormi, sparse in tutta l'Asia riportano involontariamente l'autore verso quel paese "di fortissime emozioni e infinite piccole irritazioni".

A Paul Theroux non è mai piaciuto l'aereo. Quando guarda in basso da un finestrino pensa sempre a quello che si sta perdendo a sorvolare quelle terre e non attraversarle. In Italia è poco conosciuto e vengono tradotti soprattutto i suoi romanzi (O-zone per Bompiani e Gli ultimi giorni di Hong Kong per Baldini&Castoldi), forse qualcuno se lo ricorderà come sceneggiatore di Mosquito Coast e Chinese Box, ma Theroux è più di tutto uno scrittore di viaggi. Nel 1986, sei anni dopo la sua prima visita (per il suo primo libro di viaggio The great railway bazaar) e mentre in Tiziano Terzani si consolidava la convinzione a non prendere arei nel 1993, Paul Theroux trascorreva l'intero anno a viaggiare attraverso la Cina, paese ormai probito all'autore di Un indovino mi disse.
Il gallo di ferro è il riusltato di quell'anno passato sulle rotaie cinesi. Theroux ci offre una delle più oneste e impietose descrizioni di quel paese, svela come dietro ad ogni miracolo economico ci sia sempre un disastro ambientale e individua i primi segnali di quella protesta studentesca che sarebbe sfociata il 4 giugno di tre anni dopo a Tian An Men. Ironica, disincantata e a volte cinica, la sua scrittura attraversa il paese dai deserti della Mongolia Interna alle montagne del Tibet, dallo sperduto Xinjang alla freneticaShanghai e, come al solito, non manca di mancare tutte le scomodità e gli inconvenienti del viaggio (perché il viaggio è per la maggior parte proprio questo: the saddest of pleasures "il più triste dei piaceri") e trae spunti e riflessioni da ogni incontro e vista.

Questi due libri sono resoconti di viaggi vecchi almeno di dieci anni. E in paesi come la Cina dove a volte gli stessi cinesi che ritornano dopo pochi mesi all'estero non riconoscono la loro città dieci anni sono lunghissimi.
Eppure è innegabile la loro attualità in moltissimi aspetti. Riescono ad andare oltre alla cronaca, limite di molti scrittori giornalisti, e come ottimi roanzieri colgono i tratti fondamentali di paesi lontani.


di: A.MA.

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