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INGANNEVOLE E' IL CUORE PIÙ DI OGNI COSA

"Mentre penzolo dondolando dalle barre grigie, bagnato e pulsante di dolore, riconosco l’odore di poco fa: è sangue"

, INGANNEVOLE E' IL CUORE PIÙ DI OGNI COSA.    

Narrativa > <"Mentre penzolo dondolando dalle barre grigie, bagnato e pulsante di dolore, riconosco l’odore di poco fa: è sangue. Il suo coltello sul mio inguine taglia come l’ho supplicato di fare, per cercare di aiutarmi a salvarmi. Una mano mi accarezza, l’altra mano taglia.
Mi ricordo quando da piccolo ho visto Peter Pan. Dopo, tutti gli altri bambini volevano ricreare le battaglie fra i bambini perduti, i pirati e gli indiani, mentre io riuscivo a pensare solo alla scena in cui Peter Pan sta seduto fermo fermo mentre Wendy prende un ago appuntito e, con cura e forse con amore, gli cuce l’ombra ai piedi. E mi chiedo se il dolore lo eccitasse tanto quanto eccitava me guardarlo".
Seconda prova narrativa di quello che è stato definito il "Wonder Boy" della letteratura americana, dopo lo straordinario successo di "Sarah" (pubblicato anch’esso da Fazi con traduzione di Martina Testa e venduto in tutto il mondo in milioni di copie), l’attenzione è sempre più puntata sul personaggio J.T. LeRoy: ennesimo fenomeno dei media? Autentico talento? Chi si nasconde dietro il beniamino "adottato" da rockstar del calibro di Bono Vox (U2), Tom Waits, Shirley Manson (Garbage), Suzanne Vega e paragonato a celebri scrittori, da Mark Twain a Dennis Cooper, passando per William Burroughs e Jim Carroll?
J. T. LeRoy nasce 22 anni fa nel West Virginia: la sua inquieta esistenza, al seguito della madre Sarah, giovanissima prostituta, tra parcheggi per camionisti, assistenti sociali, povertà, paesaggi desolati, violenze e aberrazioni di vario genere, droga e alcool, si riflette nei primi racconti, scritti a soli 16 anni, su consiglio di uno psicoterapeuta che lo prende in cura, e diffusi sul Web.
Per il resto, il "mito" LeRoy si alimenta da sé: non esistono fotografie ufficiali che lo ritraggano, non concede interviste, è affetto da timidezza patologica, comunica solo mediante la sua mailing-list; il suo mentore è Dennis Cooper, erede di William Burroughs (e c’è qualcuno che ritiene che Cooper e LeRoy siano in realtà la stessa persona e che il giovanissimo scrittore sia solo un’invenzione dietro la quale si nasconde il primo) e altra importante figura di riferimento è il regista Gus Van Sant (Belli e Dannati, Drugstore Cowboy, Cowgirls-Il nuovo sesso), che attualmente sta lavorando alla sceneggiatura di "Sarah" insieme a LeRoy.
Dal titolo biblico, "Ingannevole è il cuore più di ogni cosa" è un romanzo a episodi che narra un’odissea "on the road" attraverso lo sguardo di Jeremiah, 4 anni, strappato alla custodia degli amati genitori adottivi dalla madre biologica, la diciottenne Sarah, che lo trascina in un infernale e allucinante viaggio che ha come sfondo un’America marginale ed estrema. Per sbarcare il lunario, Sarah, "lucertola da parcheggio", si prostituisce ed è pronta ad abbandonare il figlio per seguire l’uomo di turno e il miraggio di una vita migliore – parcheggiandolo nella famiglia ortodossa che l’ha ripudiata, tra le mani di un nonno predicatore che applica alla lettera la disciplina biblica del dolore, oppure obbligandolo a travestirsi da bambina per essere accettato più facilmente dagli sfruttatori di turno.
Jeremiah si muove e cresce sul filo di un’esistenza randagia, estrema, desolata, tra parcheggi per camionisti, "diner", roulottes fatiscenti, balordi che si fabbricano la droga in cantina, ossessioni, violenze fisiche e psicologiche.
In molti hanno sottolineato il valore della scrittura di LeRoy, lirica e immediata, dura e tenera al tempo stesso, imbevuta dello "stupore e del terrore di chi ancora non ha conosciuto il male e vive a cuore aperto".
È innegabile che il carattere "estremo", al limite del raccapricciante, del romanzo di LeRoy, trascini il lettore pagina dopo pagina in un universo "altro", sconosciuto, terribile, che anche una volta terminato di leggere non abbandona facilmente la mente e il cuore e produce un effetto sicuramente "disturbante". Altrettanto innegabile è la portata della materia narrativa, forse solo il coraggio di un esorcismo attuato attraverso la narrazione e la scrittura, che si fa salvifica, terapeutica.
In realtà, il tema di fondo del romanzo, quello dell’infanzia violata, travolta, vituperata, ma anche ambigua e non così facilmente classificabile ed etichettabile, ricorda un altro "caso letterario", meno altisonante forse, che nel 1997 aveva fatto scalpore proprio in Italia: il romanzo di Simona Vinci, "Dei bambini non si sa niente", edito da Garzanti, che, seppure in chiave totalmente diversa, poneva l’accento sull’universo spesso "frainteso" del candore e dell’ingenuità infantili, rivelando pulsioni e aspetti "estremi" in cui si mescolano gioia e dolore, buono e cattivo, orrore e disgusto.
In questo senso, LeRoy non ha inventato nulla di nuovo né ha rivelato verità fondamentali ad un pubblico ignaro delle storture e delle perversioni del mondo: forse il suo maggior merito è da ascriversi al coraggio di dire, di aver messo penna su carta per cavalcare un demone privato.


di: TITANIA

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