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LA LANTERNA BLU

"Allucinati contesti con inclinazioni mentali orientaleggianti su spazi metafisici (!?!)"

, LA LANTERNA BLU.    

Narrativa > Uscito nell’ aprile 2002, “La lanterna blu” rappresenta, in termini editoriali, l’ultimo libro di Viktor Pelevin. Cronologicamente parlando invece l’opera raccoglie otto dei migliori racconti giovanili del metafisico scrittore russo, che gli sono valsi nel 1993 uno dei più ambiti premi letterari della propria terra.
Otto racconti che vanno quindi posizionati prima de “Il mignolo di Buddha” (2001), il romanzo che galleggia nel vuoto dell’(in)esistenza e che ha consacrato Pelevin come talento mondiale.
“La lanterna blu” spazia nelle varie sfumature create da virtuosismi psichedelici in cui ogni atmosfera è immancabilmente immersa. Se avete già letto qualcosa di questo scrittore ritroverete tutti i punti cardine del suo personale stile letterario: polli filosofi che cogitano sull’esistenza di mondi-pollai paralleli e casolari dotati di capacità auto-percettive fanno risaltare il taglio filosofico-buddhista delle creazioni di Pelevin (forse la caratteristica più importante e strutturale delle opere). Soldati dell’armata scimmiati dalla cocaina e dall’efedrina nel grottesco contesto di un turno di guardia durante la guerra civile, per non parlare di ex-militanti del Partito divenuti transessuali per sfuggire dalle ombre del proprio passato pressoché presente, mettono in primo piano l’allucinata impalcatura di queste otto storie russe. Russe fino all’ultima citazione.
Insomma: allucinati contesti con inclinazioni mentali orientaleggianti su spazi metafisici. Praticamente? Un cazzo, niente, il nulla. E’ qui che volteggia Pelevin: nel vuoto assoluto, nella dissoluta leggerezza di spazi inutili che forse, da bravi occidentali, non coglieremo mai.


di: MORVA

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