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GIOCO DURO

Storie di un detective italoamericano che odia Sherlock Holmes

, GIOCO DURO.    

Narrativa > Quando pensiamo agli italoamericani ai tempi di Al Capone ci è forse difficile immaginare qualcosa di diverso da loschi figuri coi cappelli a tesa larga, un mitra dal grilletto facile e il sigaro perennemente tra le labbra. Eppure dall'altra parte c'era un distaccamento del NYPD, l'Italian Squad, composto da 150 uomini esclusivamente dedicato all'estirpazione della Mano Nera dalla metropoli. Micheal Fiaschetti ne fu alla testa dal 1912 al 1924; dopo essersi ritirato iniziò una carriera da detective privato e romanziere.
Apparse per la prima volta nel 1929 sul Corriere d'America, un quotidiano di lingua italiana pubblicato a New York, le storie raccolte in Gioco duro raccontano di cadaveri, sparatorie e inseguimenti, cop Fiaschetti è un personaggio duro, tutto d'un pezzo, con le sue ideologie non certo progressiste e poco gusto per i fronzoli letterari. Inosomma, tutti gli elementi tipici dell'hard boiled. Tuttavia, sebbene la materia prima sia la stessa, il risultato è molto lontano dall'ormai stereotipato hard boiled degli anni successivi. Queste storie presentano un punto di vista inusuale, denso di un realismo che non concede molte aperture, reso però più leggero da una costante ironia che attraversa tutti i racconti. In Gioco duro si smitizza la figura del detective dei romanzi polizieschi che risolve i casi con la sua lente d'ingrandimento e le sue deduzioni. Fiaschetti già dalle prime pagine mette in chiaro che lui intende narrare di fatti reali e di come i casi vengano realmente risolti. Insiste molto sulla necessità di sporcarsi le mani nei bassifondi per crearsi una rete di informatori, i cosiddetti stoolpigeons, che sono la vera chiave per la soluzione dei misteri.


di: A.MA.

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