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DAVIDE VAN DE SFROOS

Uno degli artisti più apprezzati della scena musicale italiana

DAVIDE VAN DE SFROOS, . 0000-00-00    

Live in Bloom > Tratto da un vecchio programma "a lenzuolo" (ve lo ricordate?) del Bloom:
Folk, country, cajun, ska e reggae costituiscono l'universo sonoro dei DE SFROOS (di frodo, di contrabbando), gruppo che coniuga la musica dei nostri tempi con il dialetto lariano e l'immaginario popolare del lago e delle valli.
Apparsi sulla scena musicale della frontiera nel 90, si sono subito imposti per la freschezza delle loro proposte e per il suono ruvido, impreziosito dalle sonorità di flauto, violino e mandolino.
I DE SFROOS riescono a far rivivere il mondo sommerso della provincia, con le sue storie, le sue leggende, le sue trasgressioni. Ascoltano un vento che non ha frontiere e raccolgono voci di oggi fondendole con gli echi di un mondo rurale in via di estinzione...
(Gennaio 1995).

Da allora è passata tanta acqua sotto i ponti e, soprattutto, un sacco di vino nelle gole secche dei loro fans, il gruppo si è sciolto, è rinato (grazie al cantante, Davide Van De Sfroos), e i Pogues del lago di Como (come venivano presentati sempre sette anni fa) sono ancora qui in attesa di esibirsi sullo storico palco del Bloom.

Davide, la sala sarà al solito pienissima: quando, poco piu' di un decennio fa, è uscita la cassetta autoprodotta "Ciulandari", ti saresti aspettato un successo di questa portata?

Ti dirò la verità: mi sono abituato fin dalle prime volte che mi sono buttato in questo esperimento a non aspettarmi niente, proprio perché non sapevo cosa aspettarmi! Puoi capire che, partire, scegliere di fare una musica così particolare, con le storie di paese, in una lingua molto chiusa ed estrema come è il dialetto tremezzino, cantare delle cose fuori da ogni tempo ed anche da ogni moda (soprattutto quando ho cominciato nel 1990) era una cosa che andava contro tutte le tendenze. Non si erano ancora sentiti, almeno noi non li sentivamo, nè i Pitura Freska nè i Mau Mau che pure già lavoravano.
Non mi aspettavo niente se non di arrivare a toccare i miei amici, la gente del paese... vedere a chi interessavano quelle ballate molto semplici con una poetica stralunata come era quella dell'inizio.
Poi ho cominciato a vedere che tanto i bambini, quanto i più grandi, i nonni, i genitori, venivano e si divertivano: erano serate particolari sai quella cosa che... quando si dice roots (ride).
La gente, che ne so , piano piano si è affezionata a quel nostro modo di fare molto semplice, ed eccoci qua. Ancora oggi ti dico, un po' per scaramanzia, che non so cosa succede e succederà: ogni tanto mi chiama una radio di Roma, della Sicilia, avremmo dovuto andare a suonare in Sardegna. E ci vado volentierissimo...

Questo e' molto bello, perché spesso il tuo messaggio viene confuso, o peggio sfruttato, da una certa parte politica...

Ma guarda, io sulla politica sono anche stufo di affrontare il discorso. La risposta la trovi proprio nelle parole delle canzoni.
Non c'è nessuna politica, nessuna bandierina: quello che io odio oggi come oggi nelle canzoni sono queste bandierine. Io non sono altro che un cantastorie di paese. Qui ci sono delle canzoni e le puoi esaminare: parlano di gente che sta bene, che sta male, che ha sofferto, che si e' incazzata, che ha riso, che ha pianto...
Un domani potrei scrivere una canzone su uno che ha fatto la guerra e che era fascista, potrei fare una ballata su uno che era comunista... ma io non ho io niente da dovere andare a spiegare politicamente...

Pero' alcune cose che hai fatto sono, magari involontariamente, politiche; e' inevitabile...

Guarda, quelli che vengono ai concerti sono liberi di pensarla come credono. Io non mai chiesto i documenti a nessuno. Dico semplicemente: leggetevi le canzoni e guardate se c'è qualcosa di confondibile. Ci sarebbe se cantassi degli inni, che siano rossi, gialli o verdi. Allora uno sì che potrebbe avere da ridire...
Poi alle volte mi dicono "Ma sei pazzo: cantare in dialetto! non hai paura di essere confuso con, preso per...": ma sarebbe molto più spaventoso il contrario! Io dovrei avere paura di cantare in una lingua che cantavo quando avevo sei anni?
Non fraintendermi, l'italiano mi piace tantissimo e non ho problemi a fare una canzone in italiano come ho fatto nell'ultimo disco (Il ladro dello zodiaco ndr), ma anche se mi dicessero che potrei vendere molti più dischi, non smetterei di cantare in dialetto.
Cambiare per avere successo sarebbe come se, uno che ha sempre fatto un vino che ha la caratteristica di sapere di prugna, si mettesse a fare il tavernello semplicemente per vendere di più!

Per tornare alla musica: quanto è stato importante nella tua scelta di cantare in dialetto l'avere ascoltato quel capolavoro che è "Crueza de ma" di Fabrizio De Andrè?

Grazie a quel disco ho preso il coraggio di fare questa cosa. Io scrivevo delle cose ma le tenevo li, al più le cantavo in osteria o in strada con gli amici. Nel momento in cui ho ascoltato "Crueza de ma" sono stato preso da questo coraggio e mi sono sentito totalmente libero...

Oltre a De Andrè quali i gruppi o le figure artistiche che ti hanno più influenzato in questa scelta?

Son state soprattutto delle cose cantate in bretone, in gaelico. Mi sono detto: chiaro che non si capiscono, ma queste cose qui hanno un suono bello e io vorrei provare a fare... il mio gaelico di casa, quella lingua che piano a piano cercano di strapparti, di attribuire a una cosa che non è, ma che io sentivo mia.
Allora mi sono fregato di tutti, ho fatto questa cosa, e oggi sono qui a suonare canzoni che puoi guardarle, smembrarle, setacciarle, farci quello che vuoi ma dentro hanno ancora quegli ingredienti: l'amore, la morte, la religione, i diavoli, gli angeli; hanno il contrabbandiere ma hanno anche il padre di famiglia, hanno l'innamorato e hanno il profugo...
Io ho sempre cercato di cantare queste cose come uno che si appassiona ad un mondo e si specializza... Ti faccio un esempio: prendiamo George Lucas (il regista di Star Wars ndr). Lui e' specializzato nella fantascienza: ha un mondo visionario che proprio attraverso le sue storie gli permette di dire delle cose che appartengono al suo carattere, al suo pensiero sociale e umano.
Faccio questo paragone col cinema perché queste canzoni più' che altro sono dei microfilm, dei cortometraggi...

E infatti più che un cantante io ti definirei un cantastorie, uno che musica dei racconti...

Esatto. Anche perché non ho mai fatto una scuola di canto... con tutti i limiti che puoi vedere!

... e che nascondi benissimo!

Ma, vedi, prendiamo un Bob Dylan o un Neil Young: il Neil Young che mi piace di piu' è quello "sguarato" che sembra che non becchi una nota... uno dei miei idoli era Woody Guthrie proprio perchè in lui vedevi quello che ti partiva dalla cascina con la chitarra e ti cantava 'sta roba...
Mi piacciono le cose istintive: Nicola di Bari è stato uno grazie a cui ho iniziato a cantare sul balcone quando ero piccolo. Lui, Sergio Endrigo e un certo Nino Ferrer (qui Davide accenna al celeberrimo motivetto "il suo nome e' donna rosa..."!); te lo dico per spiegare questa istintività...
Poi anche Nick Cave, Tom Waits… tutta gente che magari non ti rispetta il pentagramma, ma butta fuori tanta di quella roba che... il rock e' questo. Il rock lo fai con una roba che viene sicuramente un po' dal cervello, un po' dalla pancia, un po' dalla bocca, ma soprattutto da quello che hai dentro, che sia un cuore o altro. E io ho cercato di farlo sempre con quella spinta. Poi non importa se c'è una serata teatrale dove tutto e' più tranquillo o una serata di combact folk che ti diverti a fare i Clash...

Quali i gruppi o i musicisti che ammiri di più oggi?

In tutti i settori c'è qualcuno: per esempio un giovane cantautore americano, Ryan Adams (non Bryan Adams, ci tiene a precisare Davide), una voce giovane ma con una capacita di comporre, di fare le cose in stile rock radicale americano che e' sconvolgente. In Italia mi piace tanto Elisa, sia che canti in italiano o in inglese. Ho preso il disco nuovo per mia moglie e lo ascolto quasi di più io. Mi sembra finissimo e lei è brava. Ti fa sentire come le piace cantare, a differenza di tante supertecniche americane, inglesi o che altro che saranno perfette precise ma...
Poi mi piace tantissimo Vinicio Capossela. E dimentico sicuramente tremila nomi...

Tre dischi e tre libri che ti porteresti sulla classica isola deserta

Guarda sull'isola porterei tanto jazz... però va sempre a finire che ti porti quei dischi che sono stati importanti per te: e allora porto "London Calling" dei Clash, per ricordami dei tempi in cui alzavo il volume in casa e mi emozionavo a livelli spaventosi; porterei tranquillamente il disco "Rimini" di De Andrè, perché ci sono almeno due o tre canzoni tra le più' emozionanti di un epoca... e poi il disco con la San Francisco Symphony Orchestra dei Metallica perché... perchè a me i Metallica piacciono tantissimo! Poi ne lascio indietro cinquemila che magari sono i primi che ascolto quando arrivo a casa...

E i tre libri?

Sicuramente la raccolta di poesie di Garcia Lorca. Poi "Il profumo" di Suskind e un libro di Janet Frame, una neozelandese che e' stata in manicomio per circa nove anni prima che si accorgessero che era semplicemente una donna sensibile, che era una grande scrittrice: si intitola "Gridano i gufi". E' un libro che mi ha sconvolto e mi ha fatto capire che probabilmente ero pazzo anch'io!

Quale è il tuo rapporto con la tecnologia e in particolare con la musica su internet?

Ti dirò la verità: io ho imparato a usare Internet giusto per chattare con qualcuno o per scrivere qualcosa sul sito. Non ho mai scaricato un MP3, ma semplicemente perché non ne sono capace.
Sono contentissimo che la musica giri e che la gente possa approdarvi in modi meno costosi del disco, pero' io sono sempre stato uno di quelli che andava nel negozio come droga: andavo nel negozio di dischi, a ravanare, a cercare. Se trovavo il disco che mi interessava, lo prendevo, lo scartavo, lo annusavo, lo mettevo su... e poi magari il giorno dopo lo vendevo.
Comunque sono contento che ci sia una rete che porti in giro la cultura, le cose e chissà mai quanto utile può essere anche per me o anche pro me. Io non posso dire che ne sto approfittando perché ancora non ho capito quasi niente di quel mondo li...

Come sarà il concerto questa sera?

Abbastanza... Iggy Pop! Quando vedi il Bloom ti ricordi dei Sex Pistols: vedi la gente lì davanti, spinta contro: c'è quello che ti bestemmia perché vuole una canzone, ti urlano "fai questa, fai quella, porco di qui, porco di là". E' un rito sciamanico! Stasera proveremo a dire qualcosa, ma scordati una serata tipo teatrale perché qui li hai proprio sulla faccia!

Grazie Davide e buon concerto.

Grazie a te e un saluto a tutti gli amici del Bloom


di: RADIOTAKESHI

foto di: Kurosara

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DAVIDE VAN DE SFROOS


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