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LA CELLA DI EVA

"Allora demente, ci suicidiamo o no?"

Max Adler, LA CELLA DI EVA.    

Narrativa > Premessa
Ho tra le mani questo piccolo volumetto arrivato pochi giorni fa per posta e devo dire che già dall’aspetto mi incuriosisce molto. Qui al Bloom, abituati a ricevere cd promozionali è stato scambiato per via del suo formato per uno dei tanti demo che ci vengono spediti da tutta Italia.
Ma per sua e nostra fortuna non è un prodotto di scantinato come quelli di cui sopra!

Il libro di cui parlo è “La cella di Eva” di Max Adler, pubblicato nel 1999 dalle Edizioni Nomade Psichico, di cui l’autore è anche editor. Per comprendere questo testo, che penso rispecchi in pieno le intenzioni dei suoi editori, bisogna innanzitutto accostarsi al progetto “Nomade Psichico”.
Come si evince dal sito – www.nomadepsichico.it - il fil rouge che accomuna tutti i titoli pubblicati è l’esplorazione della triade Tradizione – Cultura Pop – Innovazione. Ciò si mostra in ogni aspetto del testo e prende forma nell’insolito formato cd dei libri stessi, nelle copertine molto curate e poco letterarie e nella scelta di temi di esplorazione. Il viaggio in cui gli autori ci conducono è un reale con il punto interrogativo o piuttosto è un irreale così realistico da essere più vero del vero.
Il testo che ho tra le mani piacerebbe di sicuro a Jean Baudrillard proprio per questo suo aspetto percettivamente visionario, per la tangibilità delle assurdità che vi si trovano e per la fisicità degli spazi senza dimensione in esso contenuti.
“La cella di Eva” la cui protagonista è Eva Braunn, amante e sposa di Adolf Hitler è un testo che spiazza. I giorni che fanno da sfondo al racconto sono gli ultimi del Reich, quelli in cui il Fuhrer passa all’Obersalzberg il suo periodo di quiete prima della tempesta e prima del suicidio nel suo bunker berlinese. Ma Hitler è un pretesto, un icona pop talmente demente da sembrare una parodia di se stesso, quasi fosse stato sostituito da uno dei suoi sosia.
La protagonista è Eva, la madre di tutti, la gran puttana, la tessitrice di cuori è lei. Ed Eva ha tutte le caratteristiche per esserlo: Eva è ammaliante, Eva è erotica, Eva è mistica.
Una classificazione del romanzo sarebbe inutile ed ingiusta per il talento di Adler che gioca con tempi, spazi e personaggi in un crescendo davvero iconoclasta, trasversale e surrealmente anche esilarante. Appena ingranato con i surreali meccanismi della sua scrittura, il testo scorre sempre meglio ed anzi migliora con il suo procedere, stupendo con trovate sempre più “scorrette” e geniali.
Leggendo un’intervista con l’autore trovata in rete scopro che egli è stato tacciato proprio per la sua “scorrettezza”. La risposta è laconica e suona più o meno così: “non m’interessa aver a che fare con questo Occidente pieno di coglioni”. Effettivamente, scrivere un romanzo dissacrando personaggi come quelli coinvolti ne “La cella di Eva” può essere rischioso e scomodo, ma Adler schiva queste insidie con una posizione trasversale a mio parere non criticabile.
Dagli editori questo suo stile viene definito come “Sufismo Pop” e se proprio è necessaria una definizione direi che questa è abbastanza azzeccata. Nei passaggi migliori la lettura de “La cella di Eva”, mi ha personalmente ricordato il più stralunato Viktor Pelevin, tra vuoto e mistica, con un’ironia al di là di ogni classificazione. Imperdibile in tal senso sono le chiacchierate telefoniche tra Hitler e Stalin oppure il Fuhrer che litiga in un ristorante cinese ed ordina la pizza al Prontopizza.
Personaggi e racconto interagiscono come interferenze televisive, il tutto in una fisicità erotica, o meglio decisamente pornografica, irresistibile. La presenza continua del sesso, che sublima sempre in situazioni fuori norma sono l’assoluto tocco pop dell’autore, una realtà così dissacrante che a tratti diventa esilarante: Eva Braunn intenta a farsi possedere da due soldati e chiede loro di coordinarsi, il tutto in un caotico orgiastico bunker nel quale si ripensa a Berlino, alla Storia, alla fuga, al suicidio… è semplicemente da leggere.
Per tentarvi vi riporto un breve estratto, scelto tra quelli che mi sono più piaciuti. La scena si svolge nel bunker di Hitler e d alcuni dei gerarchi gli hanno appena sparato. Bormann si rivolge ad un morente Fuhrer e gli dice:
- Allora demente, ci suicidiamo o no?
- Farai molti soldi con le mie foto, anche dopo la guerra.
- Sì e pubblicherò anche 45 giri punk-oi nazisti, e allora?
Adolf sbadiglia
- Cosaaa? Hai fatto tutto questo casino in questi anni e adesso ti addormenti?
Sorriso umile, si piega un po’. Er Wolf si addormenta sulla spalla di Martin. Sogna il piccolo paese di montagna dove è nato, ai confini con l’Austria. La fontana ghiacciata, in mezzo alla piazza, Heidi e i pedofili.
Muore per arresto cardiaco, Bormann bestemmia. Voleva venderlo vivo ai collezionisti giapponesi.


di: DHARMABOY

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Max Adler LA CELLA DI EVA
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