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L'ULTIMA SCALA

La morte non è nulla di straordinario. considerala come i grandi finali, nemmeno i più faticosi

Max Adler, L'ULTIMA SCALA.    

Narrativa > Ultimo scritto dell’autore nonché editor delle Edizioni Nomade Psichico, “L’ultima scala” si discosta dai precedenti lavori per lo stile, la scorrevolezza e per la maggiore intimità dei temi.
Max Adler ci dimostra così di essere uno scrittore a tutto tondo, attento ai particolari e soprattutto molto molto ironico, disincantato. Tutto ciò si riverbera nei bei personaggi de “L’ultima scala”, in primis il manager Tony, uomo ombra e maneggione per conto di una società nobile decaduta del calcio italiano, un personaggio che a tratti assume parvenze autobiografiche.
L’intreccio del romanzo si dipana su due binari narrativi paralleli fino al momento finale d’incontro, lo stile e la forma sono un omaggio ad Ulisse Barbieri, drammaturgo scapigliato recuperato alla memoria grazie proprio all’interesse delle Edizioni Nomade Psichico.
Da un lato la storia di provincia, di Tony e del calcio dilettante, una prosa che restituisce l’ambiente della pianura padana in senso metaforico e metafisico quale assenza di limiti nell’osservare l’orizzonte. Dall’altro vi è invece la storia stralunata degli spiriti del male Sabaoth e Jaltabaoth scesi sulla terra alla ricerca caotica di Sofia, spirito perduto. In questa parte dell’intreccio lo stile di Adler ci ricorda più i passaggi mistico-pop de “La cella di Eva” e dà il meglio di sé nel racconto delle cattiverie dei due spiriti.
Dalla lettura di quest’opera si evince un forte senso di intimità, come se la stessa fosse in realtà un pretesto per una narrata dichiarazione d’amore autobiografica. Questo è personalmente l’effetto che mi ha accompagnato nella lettura del libro, dalla dedica ad Ulisse Barbieri, attraverso l’intenso elogio dell’assenza di orizzonti fino alla chiusura.
Nel corso del romanzo le “trovate” stilistiche non mancano e nemmeno la voglia di contaminare, ma questa volta il sentimento pare prevalere sull’innesto dell’Innovazione nella Tradizione, riportando la prima nel solco della seconda. Una rivincita della provincia sulla città, una derivazione psicogeografica come guida nei propri intenti ed una fede nell’utopia: cercare di riassumere con una formula semplicistica questo scritto è cosa inutile e sarebbe ingiusto con la sua nostalgica semplicità.


di: DHARMABOY

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Max Adler L'ULTIMA SCALA
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