54

Tempo di balere, intrighi internazionali e personaggi dall'animo dandy

Wu Ming, 54.    

Narrativa > Il Dopoguerra è tempo di ricostruzione e di emozioni. Queste ultime si dilatano lungo l’arco di decenni, hanno il tempo di prendere quella forma che nel conflitto bellico non possono permettersi il lusso di avere. Il Dopoguerra, dopo tutto, non esiste: è solo un’altra Guerra. Nel 1954 il comunismo infettava metà dei regimi mondiali, Josip Broz (più comunemente Tito) sfidava il colosso sovietico ed il mondo occidentale, i partigiani avevano ancora le mani calde e pronte a combattere. Mentre in Italia la tensione era altissima per la questione sulla città di Trieste, mentre la mafia scopriva nel commercio mondiale di eroina uno dei guadagni più fruttuosi e sicuri, l’attore compassato Cary Grant veniva ingaggiato dal governo inglese per una missione segretissima in grado di accordare l’opinione pubblica occidentale e l’eccentrico spirito di Tito. Tutto questo mentre un giovane frequentatore di balere ed insuperabile interprete di filuzzi, tale Robespierre Capponi, abbandonava la gestione del bar Aurora per ritrovare suo padre Antonio, ex soldato disertore, intento a costruire il comunismo nella vicina Jugoslavia.
Un universo parallelo firmato Wu Ming, che tenta di interpretare e ricalcare in modo originale il dato storico delle forze in campo, discostandosi leggermente dalla linea guida dettata da eventi realmente avvenuti, facendo scaturire piccole deviazioni ed insoliti retroscena dal retrogusto verosimile. Un retrogusto sponsorizzato ampiamente dall’ambiguità delle fonti ufficiali dell’epoca, alle prese da una parte con un futuro incerto dopo l’epoca stalinista, dall’altra con spettri armati di falce e martello e paranoie degeneranti da lì a poco nel fenomeno del maccartismo.Un ritaglio di storia ridisegnato in modo divertente ed acuto nell’imprevedibilità degli intrecci e nelle coincidenze geografiche, che incastonano i vari tasselli del romanzo in un corpus storico irreale ma non troppo. “54” sottintende un gran lavoro di ricerca, cela dalla prima all’ultima pagina una trama silenziosa che unisce protagonisti dello star system politico a partigiani irriducibili, boss mafiosi del calibro di Lucky Luciano a televisori americani mal funzionanti. Tradimenti ed alleanze, segreti e bugie, un’orda di intrighi che soggiace lungo tutto un anno, il 1954, il quale non si inserisce certo nella storia con la profusione di un ’29, un ’45 o un ’68. Ma proprio questi ultimi, data l’eccessiva carica emotiva, sono privi di quel silenzio vermineo e pericoloso che caratterizza chi muove veramente i fili, chi agisce dietro quella sfuggevole penombra che risulta essere, col senno di poi, la ferita più profonda inferta al nemico.
In perfetto stile Wu Ming.


di: MORVA

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Wu Ming 54
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