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L'ACERO ROSSO

Una prima raccolta di poesia che vuole preservare la memoria del corpo, riuscire a dire la sorpresa di scoprire che "Certi aceri sono accesi"

Paola Loreto, L'ACERO ROSSO.    

Narrativa > Paola Loreto è una poetessa raffinata. “L’Acero Rosso” è la sua prima raccolta di poesie scritte in gran parte tra il 1989 e il 1997 e ora pubblicate per Crocetti Editore. Forte della sua esperienza di studiosa e insegnante di letteratura angloamericana all’Università di Milano riesce a essere una scrittrice consapevole, misurata, meditativa. Le sue poesie raccontano, rivelano una alta sensibilità poetica, suss urrano passioni con voce sottile, sono itinerari di abbandoni alle cose che della vita vale la pena di ricordare, annotazioni di viaggi del cuore a volte anche estremamente dolorosi. Paesaggi irrinunciabili, odori e sapori registrati con cura, passione e forza. Il verso è breve, misurato con attenzione, quasi fosse intagliato nel legno con tecnica di artigiano consumato. Conduce il lettore per mano all’ascolto di questa voce tutta femminile e in cerca del “difficile equilibrio” , della bellezza sconfinata di cui l’acero è simbolo. ”Il difficile equilibrio/è quando stai spesso/per perderlo e non lo/perdi quasi mai” o ancora “C’è grazia,nell’ andare./E’ sufficiente trovarla” . Nella poesia “Il Difficile Equilibrio” Paola dice: ”La strada/si snoda con molta misura/E’ soffice e abbacinata./Voglio percorrerla tutta./Voglio fare giornata.” o anche in “Orzo Maturo” , posizionata in apertura della terza sezione.”Pedalavo,stasera,/e mi chiedevo di dove/mi è nato questo rovello/dell’esattezza”. La ricerca della misura è u na ricerca del poetare delle cose, degli oggetti a lei cari(nelle note finali viene citato il poeta americano Richard Wilbur...). Chiara è in Paola l’importanza del ricordo, ”soprassalti della memoria” scrive Franco Loi nell’ introduzione, ricordanza di luoghi, oggetti, situazioni che mettono in moto la poesia attraverso i sensi, ripercorrono in un istante la storia personale comprimendo il tempo e lo spazio. ”Piazza Trilussa” e “Aperitivo(secco)” sono piccoli racconti della memoria. Memoria e meditazione spesso hanno come sfondo luoghi ordinari, quotidiani, come ad esempio il treno, luogo di visione all’indietro come nella bellissima “Le Nuvole dal Treno” o anche in “ Andante Immoto”. Ma ancora più presente è il paesaggio di montagna. Paola ha una passione sm isurata per la montagna e spesso lo ripete. Paesaggio di una bellezza da inseguire e fare propria, luogo della fatica del corpo che mette alla prova se stesso e dell’appagamento rigeneratore che questa fatica porta con sé. E’ uno sfondo ideale, un punto fermo nel ricordo. ”Hai laghi di monte/di un colore che non vedevo/ma ricordo a distanza,/con gli occhi affissati al buio”. E’ soprattutto dove cercare l’infinito e trovare se stessi. ”E’ stato come/le altre volte.Ho bucato/la nebbia su per il monte/dove gela la pelle in superficie/se sudi.Ho ascoltato/il cuore palpitare/sui sassi.””La sete e la fame hanno/nuove papille,in alto.” E ancora in poesie come “Il Solito Giro” o “Ascesa al Monte” Paola ribadisce il ruolo del paesaggio che si muove con il corpo e verso il corpo, divide col lettore il battito accelerato del cuore, la fatica nelle gambe.
Se nell’ultima parte del volumetto ci si chiede cosa è la poesia e quali direzioni prenderà, nelle prime due sezioni la poesia si svolge essa stessa nei paesaggi, negli oggetti e nei ritratti impregnati a volte di un intenso dolore e diluiti dal ricordo. Dolore ora misurato e trattenuto dell’accettazione. ”Sono stata felice/e non mi basta./La vita deve avere/la possibilità del male.” E’ nell ’affrontare questo male che la voce si assottiglia, diventa più intima, cambia l’interlocutore che non è più il lettore ma è ciò che questa voce canta.”Non temere ch’ io non temo/lo svanire del sentirti/e del saperti chiara/e trasparente d’aria.”,”Non poterti indicare/il grigio dell’ardesia/e il rosso della terracotta/dei tetti delle baite sorelle/a Brumano è quanto/mi duole il passo/che cammino. ”
Questa è la poesia di Paola Loreto. Poesia in movimento, ricerca della bellezza che non si può cantare, l’acero rosso che si svela solo in particolari momenti e solo a chi sa guardare, il “Narratore onnisciente/di ciò che c’ importa.”


di: MARCO C.

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