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THE ALARM

Ancora una volta sul palco del Bloom

THE ALARM, .    

Live in Bloom > Dopo anni di assenza dalle scene The Alarm tornano sul palco del Bloom. Per l'occasione la sala è stracolma, il pubblico entusiasta e gli Alarm propongono il meglio del loro repertorio con un'energia straordinaria. Mike Peters si agita e canta senza sosta con la grinta di un ragazzino. Dopo il concerto c'è tempo per fare quattro chiacchiere con Mike.

Ci sono voluti molti anni per vedere The Alarm di nuovo sul palco, come sono realmente andate le cose?

Ma, vedi quando ci siamo sciolti nel '91 io sono andato avanti per conto mio e ho cominciato la carriera solista, mentre gli altri si sono persi un po' per strada, io mi sono sempre tenuto in contatto con i fan tramite il sito web che ho creato nel '91 e gli unici momenti in cui la gente poteva riascoltare le canzoni degli Alarm erano i miei concerti. Ho invitato più volte gli ex-componenti della band agli eventi che organizzavo per riformare la vecchia line-up e riproporre il nostro repertorio, ma non erano interessati alla cosa, quindi quando mi sono deciso a riformare The Alarm con nuovi componenti e a intraprendere il tour nessuno ha avuto niente da ridire. In fondo io sono sempre stato per tutti Mike Peters degli Alarm, anche quando il gruppo non c'era più, e tutto quello che ho fatto come musicista fa parte dello stesso progetto.

In che rapporti sei rimasto con gli ex-compmonenti della band?

Beh quando ci siamo sciolti nel '91 loro non volevano più che io fossi il loro cantante e quindi me ne sono andato dicendo "OK se è così fate voi, adesso siete voi The Alarm", ma non sono andati da nessuna parte perché ero sempre stato io quello che scriveva le canzoni, che li tirava giù dal letto per fare le prove, insomma ero soprattutto io a mandare avanti The Alarm. per questo che non mi impediscono di fare ciò che sto facendo usando il nome della band. Credo che si siano resi conto che non è facile fare quello che ho fatto e adesso hanno più rispetto per la cosa. Comunque adesso siamo in buoni rapporti e se qualcuno di loro vuole venire una sera a una data per fare una jam, non c'è problema. Se vogliono essere coinvolti in progetti futuri, re-issues, ecc., la porta per loro è sempre aperta.

Per quanto riguarda il tuo side-project, Dead Men Walking. E' una cosa che va avanti?

Sì, certo, abbaiamo delle date a marzo in Inghilterra, Galles e Scozia, mentre durante l'estate faremo uscire il disco.
Inoltre durante la primavera partirà un tour in cui gireremo con le nostre rispettive band: Spear of Destiny, The Mighty Wah e ovviamente The Alarm. un tour indipendente per il quale ci siamo appoggiati ai siti internet e alle radio, abbiamo deciso di prendere in mano tutto il processo di promozione. Vogliamo ricreare lo spazio per il nostro genere di musica, siamo stati invisibili per troppo tempo e credo che la nostra generazione non si riconosca nella musica che sente tutti i giorni alla radio. Il nostro pubblico probabilmente ha ormai cresciuto i propri figli, ha finito di pagare il mutuo e adesso vuole riassaporare la vita che conduceva prima.

Sei stato nel mondo della musica per tantissimo tempo, dalla fine degli anni settanta fino a oggi ne avrai viste tante, quale pensi sia stato il momento più bello che hai vissuto?

E' stato sicuramente durante l'ultimo anno, quando mi sono reso conto che le major sono morte, io ora come individuo ho lo stesso potere della sony, della universal e compagnia... avranno sicuramente più soldi di me sul loro conto in banca ma sotto altri punti di vista il divario non è più così grande. Internet ha livellato molte cose.

Diresti quindi che è più facile sfondare per un gruppo emergente?

No, non direi che è più facile... fondamentalmente è quello che stiamo cercando di far capire con il Resistence Tour: non bisogna più ragionare secondo i canoni della storia della musica rock, andare alla ricerca di una grande casa discografica e tutto il resto, oggi se firmi con questa gente sei perduto, capisci, per loro se vendi 10000 copie sei un pessimo affare. Basta pensare che una band come gli U2 sarebbe stata scaricata se fosse stata soggetta ai principi che sono in vigore oggi e questo perché il loro secondo album non vendette quanto il primo Le major hanno perso l'arte di creare band che facciano musica di qualità a lungo termine, ma se gli stessi gruppi cominciano a non firmare con queste etichette e si sviluppano gradualmente appoggiandosi al web e ragionano su un percorso di vari anni piuttosto che sul raggiungimento di cinque minuti di fama per poi bruciarsi... beh se fanno tutto questo allora credo che questo movimento ha in se un grande potenziale. Voglio dire la musica pop è totalmente in mano alle televisioni, i ragazzini guardano mtv e decidono per quale disco spendere la paghetta. Ma io credo che ci sia una reazione a tutto questo, alla gente piace la musica rock perché viene dalla strada ed è proposta da persone a cui nessuno dice come vestire o come cantare la canzoncina che gli ha scritto il produttore. Insomma la musica di cui parlo viene dalla passione, dalla rabbia, da sentimenti forti...
L'industria musicale non ha la più pallida idea di come gestire la musica rock, è un meccanismo che va ancora bene per la musica pop e basta. Non puoi giudicare un disco in base alle vendite della prima settimana, è ridicolo!

Detto questo vedi nella nuova scena britannica qualche band valida?

No, ancora una volta torno ha parlare della struttura che c'è dietro. Sembra che gli sforzi delle case discografiche siano tutti direzionati verso band giovanissime, ma io ho la sensazione che il prossimo grande colosso del rock 'n' roll non arriverà da un ragazzino che appena finite le scuole imbraccia una chitarra, la suona al contrario e pensa così di aver reinventato la musica, quando in realtà copia soltanto gli MC5, gli Stooges, o chi per essi. L'impressione è che molti gruppi vanno avanti a suonare solo perché sono legati da un contratto e perché questo comporta un sacco di comodità (limosine e altra roba), ma se fossero costretti a portarsi in spalla il proprio amplificatore allora credo che l'odio che provano l'uno per l'altro salterebbe fuori. Io scarico ancora il furgone tutti i giorni e mi piacciono le band che hanno lo stesso spirito.

Quali band allora hanno questo spirito?

Beh ad esempio gli U2. Credo che se le cose andassero meno bene per loro Bono non avrebbe problemi a prendersi in spalla l'amplificatore per caricare il furgone... voglio dire che leggo nei suoi occhi una passione vera per ciò che fa. Apprezzo gente come gli Stranglers, il vecchio Charlie Harper degli UK Subs, tutta gente che ha superato tanti momenti difficili ed è ancora in piedi. facile per la stampa snobbare i vecchi che ritornano sulla scena, tutti vogliono indossare la maglietta del gruppo sconosciuto, dei Black Rebel Motorcycle Club o degli Strokes o degli Hives, perché è più figo. Ok, alcune di queste band sono forti, però calma hanno fatto un disco solo, aspettiamo... non è sempre il primo ad uscire dai blocchi di partenza a vincere la gara. Un gruppo che in questo senso consiglierei sono gli inglesi A, a me personalmente come genere non piacciono nemmeno, ma dopo essere stati scaricati dalla Warner dopo il primo disco sono andati avanti e sono arrivati al terzo, che da quello che ho sentito credo sarà un grande album, quindi ora se la Warner li rivuole dovrà pagarli molto di più e questo è grandioso.

In ultimo la domanda scema, credi che negli anni settanta fosse davvero così facile avere molte groupies?

Io credo che sia una grande palla che ci hanno propinato, consiglio a chiunque di formare una band per scoprirlo di persona!


di: DOC NOISE

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