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NAIF.SUPER

Dello spazio tutto sommato non me ne e' mai fregato molto, ma ho problemi con il tempo

, NAIF.SUPER.    

Narrativa > Uno di quei libri che ti capita in mano quasi per caso. Un pomeriggio scuro e piovoso. Biblioteca. Tutti studiano in modo frenetico. Li osservo. Il mio esame è tra un paio di giorni, ma non mi va di pensarci. Gironzolo tra gli scaffali. Un leggero mal di testa. Allungo la mano. Verso un colore, una parola, non so. Forse una forma.
Così inizio a sfogliare questo "Naif.Super". Dalle note di copertina apprendo che l'autore, nonostante sia piuttosto giovane (e' del '69), pubblica romanzi già da una decina d'anni. Nel suo Paese, la Norvegia, è considerato uno tra i più interess anti ed originali nuovi autori; grazie anche a diversi libri per bambini e collaborazioni a soggetti e sceneggiature cinematografiche. Le pagine scorrono veloci. Oblique e ironiche. Ne vengo rapidamente inghiottito. Nulla di nuovo, per la verità : un venticinquenne in crisi che decide di mollare tutto, università , lavoro, la vecchia stanza e le poche cose che possiede (fatta eccezione per la bicicletta, sia chiaro). Non so, ma mi piace l'angolazione. Si rifugia nell'appartamento del fratello, che starà in Am erica qualche tempo per lavoro. "Penso che dovrei ricominciare tutto da capo. Come si fa a ricominciare da capo?".
Ed allora eccolo lì a cercare di colpire la semplicità scagliando un pallone rosso contro un muro. Tutto sfugge un po'. Il tempo. Il senso. I l senso di chiederselo. Ridurre tutto ai minimi termini. Ritrovare i passaggi, le sequenze perdute. Come un bambino nell'atto di smontare e rimontare un Lego, però ad occhi bendati.
Il paesaggio umano attorno spesso si fa quasi irreale. Reso troppo grande o troppo piccolo o troppo altro dai suoi sguardi confusi e cinici. Trovare il bandolo della matassa è ancora possibile? Esiste un bandolo? E più di tutto esiste una matassa? Partire da domande sbagliate per giungere alle vere conclusioni. Potrebbe funzion are, o forse no. Ma questo non importa. Ciò che importa è iniziare. Staccarsi, in qualche modo. Allora la relatività del proprio tempo forse se la troverà di fronte improvvisamente. In un viaggio a New York, in un (ri)avvicinamento col fratello, magari nell'amore, o più probabilmente nel non pensarci affatto. Fine.
Di colpo alzo gli occhi. Mi rendo conto di aver divorato le parole.
I posti intorno a me sono ormai quasi tutti vuoti. E' tardi. Mi sono divertito. Un piccolo sorriso modella la mia bocca. Mi ren do conto di avere anch'io quasi venticinque anni. Forse anch'io un giorno mollerò tutto, o forse no, ma questo è un altro libro.


di: ELLE

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