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DEI BAMBINI NON SI SA NIENTE

Spesso un fatto di cronaca ci sorprende e illanguidisce ogni arditezza letteraria : la realtà , a differenza della letteratura, non si preoccupa mai di essere verosimile, perché è vera

, DEI BAMBINI NON SI SA NIENTE.    

Narrativa > I protagonisti sono Martina, Mirko, Matteo, Luca e Greta. Hanno tra i 10 e i 15 anni. Sono amici. Assieme, scoprono il sesso, come un gioco, sempre più spinto. Sin o a che uno di loro non ci lascia le penne. Allora bisogna sciogliere il gruppo ed occultare il cadavere. Che dire? Sospendo il giudizio sull'opera prima di Simona Vinci, che, ai tempi, fu acclamata come un genio o come caso letterario, forse più per la tematica toccata che non per come l'ha affrontata. Il libro viene da molti presentato come un giallo, ma, ovviamente, non lo è. Non solo già al quarto capitolo si è capita tutta la storia, ma certamente il fatto di utilizzare diversi punti di vista (Martina - che pare tutto fuorché una bimba di 10 anni!- , Matteo, Luca, addirittura Mirko, nonché il narratore onniscente esterno) non è funzionale ad una trama poliziesca o noir. Oltrettutto, è veramente poco credibile che Greta scompaia e nessuno si accorga del fatto, o che un ragazzo di 15 anni, e un altro di 14, che vanno "in giro" con tre bimbi di 10 non dia nell'occhio, anche se la storia è ambientata negli anni '90 a Granarolo, e la provincia, un tempo, era un'isola protetta. Per nulla credibili, infine, i personaggi, da Dolori del giovane Werther, piccoli adulti con momenti di spleen baudeleriana, che fissano i campi per ore cantando canzoni.Bambini che ubbediscono ciecamente a MIrko, che non raccontano nulla di ciò che combinano nel capannone, addirittura, non commentano neanche tra loro ciò che fanno. Bambini che non fanno domande, mai, ma che agiscono, da perfette macchinette sessuali. Strano anche il procedere dei fatti: i ragazzi comunque vivono una loro armonia, ciò che fanno, tutti assieme, nel capannone, non è mai visto come forzatura, violenza, schifo, ma sempre come un gioco. Però, d'improvviso, esplode la violenza, ed è Greta a rimanerci.
Perché?
Si accenna a due adulti che vogliono da Mirko fotografie sue e dei suoi amici, e la cui presenza mette in tensione il ragazzo, ma si tratta di personaggi solo abbozzati, di cui il lettore cerca per tutto il romanzo uno sviluppo, che non c'è . Quindi, Greta viene uccisa senza motivo, sodomizzata con una racchetta da tennis, e Mirko non darà mai spiegazioni, nè dimostrerà pentimento. E i tre bambini, mentre Greta muore (anche lei senza dire una parola) assistono pietrificati. Non pare che l'assassinio dell'amichetta li abbia particolarmente scossi.
Lo stile della Vinci è particolare. Ci sono lunghe descrizio ni, che paiono infilate tra le pagine solo per aumentare un po' le dimensioni del racconto, ci sono delle riflessioni filosofiche dei bambini, in particolare di Martina, assolutamente non credibili, c'è la descrizione di ciò che i bambini fanno, che proced e con uno strano montaggio, con momenti di black out ed altri molto lucidi, senza seguire esattamente il procedere degli eventi. Sembra un racconto drogato, con vasti buchi, molto non detto, ruoli e scelte non chiarite sino in fondo, non solo dal racconto dell'autrice, ma anche e soprattutto dalle stesse psicologie dei personaggi.
Credo la Vinci volesse scandalizzare sbattendo in faccia alla società che i ragazzi non sono come pensiamo: hanno una vita segreta di cui non si sa nulla. Peccato, Freud ci era già arrivato un secolo fa. Tant'è, il risultato ottenuto invece è una chiacchiera da bar, dove i paesani si riuniscono per sputarsi addosso particolari torbidi di questo o quel concittadino. Prosa carina per tematiche scabrose che la stessa Vinci tratta da scabrose, e non con la tranquillità che dovrebbe avere, dato che il tema da trattare se lo è scelto lei, e se la cosa la metteva in imbarazzo, avrebbe potuto scrivere di orsetti e micetti (McEwan, cui la Vinci è spesso accostata, tratta queste tematiche in tutt'altro modo e con molto più stile!): pare davvero che l'autrice abbia scelto a tavolino di cosa parlare per poter diventare un caso letterario.
Scrisse la Vinci in una mail sul libro: <<"Ma i bambini non sono così", controbattevo: "I miei sì. Sono personaggi di un romanzo e fanno quello che dico io!" Ora penso che quel libro è un libro giusto. Ci sono arrivata dopo tre anni di dolore. Non è stato facile. Era il mio primo libro e io ero di un'ingenuità allucinante. Mi sono trovata catapultata in un universo maligno fatto di cattiverie e di false pudicizie. Con quel libro ho toccato un tabù che in un paese cattolico e buonista come il nostro è inaccettabile. Non a caso, è stato quasi messo al bando in Irlanda, con minacce all'editore inglese che lo ha pubblicato e invece assolutamente capito e sostenuto in Inghilterra. Certo i bambini non sono così. Almeno non tutti i bambini, ma qualcuno sì. E certo è che il clima in cui viviamo non fa ben sperare. Ma io ho scritto il mio libro. Ho parlato di questo mondo ossessionato da un'estetica di morte e terrorizzato dalla morte vera. Ipersessualizzato ma bigotto. Pedofilo nel cuore. Innamorato dell'eccesso. Disattento e falso. Dove i bambini o sono angioletti paffuti oppure piccoli uomini. Della scrittura, non pos so parlare. Non so giudicarla. So che è un libro con degli errori. E non sto qui ad elencarveli.>>


di: KIBIUSA

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