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E IO, CHE HO LE ROSE FIORITE ANCHE D'INVERNO?

A volte l'amore non arriva mai

, E IO, CHE HO LE ROSE FIORITE ANCHE D'INVERNO?.    

Narrativa > Sempre trovato Busi triste. Intrinsicamente triste, esistenzialmente triste. In stridente contrasto con quel suo fare da cocotte provocatoria, i libri di Busi, che ho letto tutti dacché ero adolescente, sono strazianti, e Busi, credo, deve essere una persona pesantissima, insicura ed esigente. Direi che, con l'arrivare del doppio mento e della mezza età, Busi è addirittura "peggiorato" e questa raccolta di racconti (tutti tranne uno di viaggio, a Parigi, Bali, il Marocco, Mosca, Israele, Argentina, terre Maori) ne è la dimostrazione. Non mi riferisco tanto alla prima parte del libro, non esaltante ma che si fa leggere, nei suoi voli pindarici e lessicali, con i periodi lunghissimi pieni di relative "à la Busi", quanto all'ultimo racconto, che dà titolo al vo lume, Ed io, che ho le rose fiorite anche d'inverno? Qualcuno - non ricordo chi - l'ha definito "un viaggio intorno a un tavolo", e, dato anche che le 14 sedie della casa di Pieve di Lombardia di Busi sono un'insistente presenza nel racconto (nessuno ci s i è mai seduto, perciò Busi, poco alla volta, le prova tutte, per ridare loro una dignità sediesca), credo sia una buona definizione, che assumo come mia. Busi parla ciclicamente, nel racconto, di Chiesa, amore, amore nipotesco, sesso (non fatto), ideali, a micizia. E' tradito da tutto. La Chiesa, che lo stigmatizza (in quanto omosessuale), che ha manipolato il suo nipotino (il figlio della figlia della donna che ha partorito anche me) undicennbe mettendoglielo "contro" (e che quindi l'ha tradito a sua volta ), dall'amore, di cui è in attesa da 56 anni invano. Dai due amici di una vita, che se ne sono andati. Busi parla di tutto questo velando il suo dolore con il disprezzo. Facendo credere di non avere amore, o amicizia, perché è lui in primis a non esserne interessato. Ma la verità, tra le righe, è chiara.
Quante volte anche io, anche noi, abbiamo fatto la stessa considerazione che fa Buisi: Se la realtà del mondo è che le api stanno con le api e i rinoceronti con i rinoceronti, la domanda da porsi contemplan do la propria collezione di bellissime sedie vuote sarà "Ma io con chi?".
C'è chi accusa Busi di non far altro che parlare di sè. E' vero. Tutti noi facciamo lo stesso, no? Io sono dell'avviso che il Sè sia poi l'unica cosa che conosciamo (se ne abbiamo l a fortuna) e parlo parlo parlo di me. Busi fa lo stesso, ed io, dal 1990, lo sto ad ascoltare. Ormai, come lui stesso ammette, le storie sono sempre le stesse, ed è bello sentirgliele raccontare di nuovo, a distanza di anni, e accorgersi che la vicenda non è mutata, ma Busi sì . Inoltre, credo che tutti noi possiamo immedesimarci con quest'uomo che aspetta l'amore, che sputa velemo sulla Chiesa, che a Bali fa da guida alla sua guiida, dapprima disprezzata, poi accolta sotto la materna ala protettrice dello s crittore, solo all'apparenza stronzissimo.
Difetto pregio di Busi è la sua prosa. Difficile da descrivere. Periodi lunghissimi, lessico colorito, molto ricco, che mischia dialetto, neologismi, parole recuperate e ormai dimenticate, tecnicismi. Flusso di p ensiero ininterrotto. Descrizioni a lampi, fulminee, mai snocciolate. Non banale. Farragginoso. Con una scrittura talmente veloce, ma profonda ed esasperata che spesso si perde il filo. Non è scrittore da prendere sottogamba, il Busi. Per chi vuole iniziare a leggerlo, un buon punto di partenza (ma leggete solo l'ultimo racconto: il resto è poco fuffa efficace), anche se forse Suicidi dovuti o Le Persone normali è più adatto ad un approccio.


di: KIBIUSA

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