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IL CANE CHE ABBAIAVA ALLE ONDE

E' difficile vivere in Irlanda dopo il secondo conflitto mondiale, con in testa le immagini di un nonno nella marina inglese e i ricordi delle camicie nere nell’adolescenza della madre

Hamilton Hugo, IL CANE CHE ABBAIAVA ALLE ONDE. Fazi 2004    

Narrativa > “Quando sei piccolo […] ti vengono passate certe cose di cui neanche ti accorgi, non solo il sorriso o la voce, ma pure cose non dette, che tu non sei in grado di capire per un bel po’, finché non cresci. […] forse è una cosa che ti porti addosso come un oggetto prezioso che ti hanno detto di non perdere.” In queste poche righe ritroviamo il pensiero che Hugo Hamilton sussurra in tutte le pagine del suo ultimo romanzo, “Il cane che abbaiava alle onde”.
L’autore ci racconta tradizioni tedesche, portate dalla madre nella terra irlandese del padre, di un’infanzia riassunta in Lederhosen (tipici pantaloni tedeschi) e originali maglioni di lana gaelica indossati insieme: tedeschi sotto e irlandesi sopra. È difficile vivere in Irlanda dopo il secondo conflitto mondiale, con in testa le immagini di un nonno nella marina inglese e i ricordi delle camicie nere nell’adolescenza della madre. È complicato dover scegliere in ogni istante la lingua con la quale parlare: l’inglese vietato dal padre, idealista al servizio di una nuova Irlanda, il tedesco disprezzato e tacciato di nazismo dai coetanei, per strada e a scuola, l’irlandese compreso unicamente da pochi puristi gaelici.
È il quadro autobiografico di una divisione emotiva agghiacciante, di due fratelli in perenne conflitto con la realtà di casa e quella del mondo, persi per il non avere un paese che sentono proprio, non trovando una lingua alla quale aggrapparsi. Fortunatamente Hamilton non cede alla lacrima facile e lascia che sia una dolcissima ironia a rivelare aneddoti e sapori di vita quotidiana, una scrittura sarcastica e coinvolgente che alterna divertimento e perplessità.
Il titolo originale del libro, “The Speckled People”, è sicuramente più corretto e appropriato (speckled significa maculato, meticcio), ma “Il cane che abbaiava alle onde” è più evocativo, ha lo stesso tono di tutto il racconto, richiama un gesto che appare inutile, ma che rivela un contrasto continuo con qualcosa che ci circonda, che ci viene passato a nostra insaputa insieme alla voce e al sorriso e contro il quale tutto ciò che si può fare è abbaiare, ancora e ancora, fino a quando non si ha più voce.


di: ANDREA C.

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