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BLACKOUT

Fin dove si può spingere l'essere umano, chiuso in uno spazio soffocante, assetato e affamato?

Morozzi Gianluca, BLACKOUT. TEA 2007    

Narrativa > Bologna, ferragosto, strade vuote e caldo insopportabile. Nella desolazione della città deserta, in un palazzo di periferia, tre personaggi, Claudia, Ferro e Thomas, entrano insieme nell’ascensore. Ognuno di loro ha urgenza di rientrare in casa. Claudia è una studentessa omosessuale che per pagarsi gli studi lavora come cameriera nel bar del “Porco”. Ha fretta di togliersi la divisa succinta che è obbligata a portare e il suo unico desiderio è rinfrescarsi la gola. Ferro è un quarantenne sposato, con un figlio ed è fan di Elvis Presley. È proprietario di tre locali e conduce una vita all’apparenza normale. In quello stabile però lui non vi abita ma vi contiene i ferri del mestiere. L’uomo in realtà è un efferato serial killer e ha fretta di tornare nella baita del bosco dove ha legato la sua ultima vittima. Infine c’è Thomas, sedicenne che sta per scappare di casa. Alle 20.00 ha un treno che lo aspetta diretto a Parma da dove partirà con la sua ragazza per Amsterdam. Tra l’undicesimo e il dodicesimo piano l’ascensore si blocca. Sono le 17.03 e da questo momento inizia una lotta per la sopravvivenza. Non ci sono vie di uscita, le porte sono bloccate e i cellulari sembrano impazziti. Cosa può succedere in una cabina stretta e soffocante? A cosa possono portare la sete, la fame e il senso di claustrofobia? Un romanzo al limite del surreale, con contorni horror e con una scrittura che riesce a far emergere l’evolversi dei pensieri dei tre protagonisti. Il colpo di scena finale, grottesco e agghiacciante, è il riflesso di un fenomeno che sta prendendo sempre più piede nella società d’oggi.


di: MARTINA C.

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