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THE CLOSED CIRCLE

"Da cold a cool, the Rotters' Club 30 anni dopo"

Jonathan Coe, THE CLOSED CIRCLE.    

Narrativa > Il cerchio è una figura chiusa in cui l’unico movimento possibile è il ritorno.
Niente si perde nel nulla, la memoria è un atto involontario. O golosamente vizioso.
Il tanto sospirato secondo tempo de ‘La Banda dei Brocchi’ (tit. Orig. ‘The Rotters’ Club’) è finalmente nelle mie mani. Coe mi provoca sempre strane reazioni emotive, direi le stesse che avverto di fronte ad una Guinness ben spinata. Prima ci infilo il dito e mi succhio la schiuma poco a poco, dicendomi “Ste, bevila lentamente che poi finisce che ti dà’ alla testa”, e poi inevitabilmente la ingurgito a velocità smodata e ne ordino subito un’altra. Niente di male, se non fosse che Coe non sforna i sui romanzi con cadenza settimanale...
Ad ogni modo ancora una volta si tratta di un’esplosione di gusto. Il suo enorme potenziale umoristico si esprime di nuovo in una fiction che mescola vite private e politica britannica (anche estera per la verità). I giovani studenti del King’s College di Birmingham, protagonisti del romanzo precedente, sono ora dei quarantenni in vario modo “sistemati”, come erroneamente si dice di uno che trova un lavoro e mette su famiglia. Nel corso degli anni si sono aperte distanze spaziali e sociali tra gli ex-college mates, Coe ce li ripresenta uno ad uno e poi li riconnette tra di loro con una rete sottile e tesissima, che finisce per riportare un certo ordine sia nell’intreccio della vicenda, che all’interno delle loro personali esistenze. Sì, perché ‘La Banda dei Brocchi’ li aveva lasciati ventenni in procinto di ‘scegliere il proprio futuro’ e con qualche mistero da risolvere. Ora il passato ritorna per tutti, anche per i più intraprendenti e i più successful : Doug e Paul se lo ritrovano davanti così come Claire e Benjamin, che forse non l’hanno mai lasciato. Benjamin è ancora ossessionato da un fin troppo idealizzato amore adolescenziale e Claire dalla scomparsa della sorella avvenuta negli anni ’70.
Il ricordo è capace di fare prigionieri e di sedurre.
Coe riflette sulle relazioni causa-effetto e sulle responsabilità delle azioni passate nei confronti del presente; la possibilità di una ricerca di precedenti, di colpevoli, viene analizzata e messa in discussione. Non c’è nessuna salvifica rivelazione finale naturalmente. Non ci può essere e poi Coe sa quanto sia piacevole crogiolarsi nella sottomissione all’ineluttabile destino.
Chi ha già perso la testa per ‘La Famiglia Winshaw’ potrà presto gioire di nuovo (che io sappia ci vorrà ancora un po’ per la traduzione in italiano).
Buona lettura.


di: STEFANIA

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Jonathan Coe THE CLOSED CIRCLE
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