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CASA DI FOGLIE

Ho addirittura sospettato che il libro fosse maledetto...

Danielewski Mark Z., CASA DI FOGLIE. Mondadori 2005    

Narrativa > Casa di foglie è uno dei libri più impattanti che ho letto nel 2005.
La storia è complicata, la lettura articolata, le suggestioni fortissime. Ho addirittura sospettato che il libro fosse maledetto, dato che per tutto il tempo in cui l'ho letto ho avuto incubi notturni.
L'ho comprato in una libreria di Bergamo perché avevo letto sul retrocopertina che "anni fa, quando Casa di foglie ha cominciato a circolare, non era altro che un mucchio di carta, brandelli del quale emergevano occasionalmente alla superficie della Rete. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare il vasto seguito di fedeli entusiasti che questa storia terrificante avrebbe ben presto raccolto. Osannato sulle prime di giovani più o meno marginali - musicisti, artisti del tatuaggio, programmatori, ambientalisti, cubiste - il libro è finito nelle mani anche di generazioni meno verdi, che non solo si sono ritrovati in queste pagine organizzate in modo talmente strano, ma hanno anche scovato in esse un inatteso sentiero capace di portarle alla scoperta delle vite nascoste dei loro figli così misteriosi".
A furor di popolo il libro è stato ricomposto e pubblicato.
Il sistema seguito nella esposizione è molto simile a quello già conosciuto con The Blair Witch Project. Creare un documentario (o un saggio) che ci faccia credere che ciò che vi scopriamo sia vero. In questo caso, la storia raccontata riguarda una casa più grande dentro che fuori.
Il sistema usato per descrivere la storia è complesso. Si tratta di una storia nella storia nella storia. Infatti, la prima voce narrante è quella di Hoss, che ha raccolto il manoscritto del vecchio Zampanò, che a sua volta era un saggio su un documentario lunghissimo girato dal fotografo premio Pulitzer Navidson - The Navidson's Record (un documentario culto che tutti conoscono ma che in pochi hanno visto) - in cui Navidson riprende i cambiamenti della sua casa (spazi che si aprono, nuovi ambienti, una spedizione nell'abisso sotterraneo scoperto nella casa) e quelli della sua famiglia, sino all'arrivo della follia. Seguiamo perciò la terrorizzante storia di Navidson, le citazioni dotte di Zampanò (che era cieco e misterioso), che comprendono lunghissime dissertazioni sul labirinto o sul concetto di casa, con citazioni infinite, a volte messe da Danielewski a casaccio, a volte inventate, a volte puntuali. E la stroria di Hoss, che a poco a poco impazzisce. Hoss riepie le note delle note del saggio di Zampanò con sue deduzioni e sue esperienze personali, raccontandici la sua vita. In appendice, la corrispondenza con la madre morta in manicomio, fotografie di case, schizzi, poesie e quant'altro (un'appendice che, come in Infinite Jest di Frost, necessita di essere letta contestualmente al romanzo).
Sorprende di Danielewski la capacità di evocare atomsfere, di terrorizzare con una tecnica che - per dirla con in paragone cinematografico - è similare a quella usata negli horror coreani: il terrore non si vede quasi mai, ma è sempre presente. Le prime 200 pagine dell'opera sono un capolavoro. La capacità di dilatare la tensione è magistrale. Da non farsi spaventare per le dimensioni spropositate del libro (piuttosto dal suo prezzo: 22 euro!): vi sono pagine su cui è scritta una parola sola. Perché anche gradicamente l'opera è sperimentale. A volte si deve rigirare il libro, o metterlo in diagonale, per leggere. Altre volte le note ricamano una cornice arrttorno al testo. Le parole crollano dall'alto, o ce n'è una sola per pagina. A volte, interi capitoli sono cancellati. Addirittura, in alcuni casi la scrittura procede da destra verso sinistra.
Un libro labirinto assolutamente da avere.


di: KIBIUSA

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Danielewski Mark Z. CASA DI FOGLIE
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