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IL GIORNO IN CUI IL ROCK E' MORTO

Viaggio nei luoghi delle grandi tragedie della musica

Klosterman Chuck, IL GIORNO IN CUI IL ROCK E' MORTO. Mondadori 2006    

Narrativa > C'è un passo, in questo romanzo / autobiografia / saggio di Klosterman, in cui è l'autore stesso - classe 1972, giornalista per la rivista musicale statunitense Spin - definisce il soggetto del libro. "Certe volte [le rock star] cominciano a vivere solo dopo essere morte. Io voglio capire il perché". E "Questa storia parla d'amore, di morte, di automobili, di narcisismo, dell'America, della sconsiderata glamourizzazione dell'uso ricreativo delle droghe, del non fare sesso, del mangiare grissini all'Olive Garden, del parlare agli sconosciuti, del provare nostalgia di un passato molto recente, di film che non avete mai visto, dei Kiss, dei Radiohead, di Rod Stewart e - in misura minore - degli elefanti preistorici delle pianure del Midwest". Per questo Chuck percorre parte degli Stati Uniti (da New York a Seattle) per vedere i luoghi in cui varie star hanno perso la vita. Nel mentre, rievoca anche altre morti, e medita su come si sono svolte e su quali ripercussioni abbiano avuto. Anche se è necessario sottolineare come le morti di Nancy Spungen (il Chelsea Hotel), dei 100 spettatori bruciati vivi a un concerto dei Great White (a West Warwick), di Duane Allman e di Berry Oakley (entrambi morti in moto sullo stesso incrocio, tra Forsyth e Zebulon, a un anno di distanza), di Ronnie Van Zant e del suo chitarrista Steve Gaines (in aereo, a Magnolia), di Elvis Presley (a Graceland), di Jeff Buckley (a Mud Island Harbor a Memphis), di Buddy Holly, Richie Valens e Big Bopper (a Clear Lake), di Bob Stinson (che bevve sino la morte, a Minneapolis), di Mia Zapata, di Kristen Pfaff, di Scott Jernigan, di Layne Staley e di Kurt Cobain (tutti a Seattle) sono trattate solo superficialmente. Parla della morte di Notorious BIG, di 2Pac Shakur, di Cliff Burton, di Steve Clark, di Nico, di Falco, di Pete Ham e Tom Evans, di Mike Patto e Ollie Halsall, di Michael Hutchence e di Randy Rhoads. Parla anche di come KidA dei Radiohead sia una precognizione dell'11 settembre, diu una cameriera che legge Kafka, dei film cattolici, dell'andare a correre, di droghe, di donne che camminano sui tetti, di quanto sia brutta Los Angeles, del fatto che sono gli Allman Brothers la band di cui parla Cameron Crowe in Quasi Famosi, della morale "Randy Rhoads non era gay" (anche se Ozzy parla di lui in un modo in cui "nessun uomo ha mai parlato di un altro uomo", come se "si amassero"). Parla di quando stava con Dee Dee, di 9 anni più grande di lui, di Eric Clapton, che scrisse Layla per Pattie Boyd, la moglie del suo migliore amico, George Harrison. Parla di Robert Johnson che vendette l'anima al diavolo all'incrocio tra le Highway 61 e 49, a Clarksdale, e quindi ovviamente degli AC/DC, di un concerto dei Great White, dei Fleetwood Mac, di My Nemesis, di Rod Stewart, dei Kiss, di suo fratrello che ruppe il collo a un cervo, dei mastodonti, degli Audioslave, dei Led Zeppelin, di "quel ragazzo che è stato a scuola con tutti" e di quanto i Led Zeppelin "sembrano i gesti di un tipo fico. O precisamente sembrano un tipo fico ben preciso: sembrano il genere di tipo fico che ogni uomo crede di poter essere se solo alcune cose nel mondo fossero in qualche maniera diverse". Parla del black out di New York e dei Pet Shop Boys. Parla soprattutto delle donne di Chuck (l'opera è narrata in prima persona, ovviamente): Lenore, Diane e Quincy. Del rapporto che Chuck ha con loro che in ogni caso - a parte Lenore - non appaiono mai. E di Lucy, collega di Chuck, che dice al telefono: "Non scrivere un libro sulle donne di cui sei stato innamorato. E' da profittatori. E da narcisisti. E un po' da disperati, perché dà l'idea che non riesci a sganciarti dal passato" e "Chi vuole leggere un altro libro su un tossico ossessionato dalla morte che ascolta i Fleetwood Mac e sublima le donne che l'hanno fatto impazzire?". Stile Eggars senza la sua pesantezza, stile Hornby ma più brioso, stile Sedaris ma meno delirante, questo libro è assolutamente da leggere. Secondo voi, la morte violenta è coronamento della vita di una star? oppure le star sono "qualcosa in cui la gente ha bisogno di credere, perché altrimenti resterebbe colpita dalla rivelazione deprimente che la gente morta è semplicemente morta"?


di: KIBIUSA

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