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FABIO TREVES

Sweet home... Mezzago

FABIO TREVES, .    

Live in Bloom > Mancano ancora un paio d'ore all'inizio del concerto della Treves Blues Band, sulla "verde briansa" si sta scatenando una memorabile tempesta ("si dice piove governo ladro - ricorderà il nostro ospite durante il concerto -, oggi è venuto giù un temporale da paura... vorrà dire qualcosa!") e noi siamo seduti ad un tavolino con l'indiscusso numero uno del blues targato Italia: Fabio Treves.


Fabio, ancora una volta stai per esibirti sul palco del Bloom. Sta diventando quasi una tradizione...

E' vero, anche perchè il Bloom è, un posto in cui arrivano gli intenditori di blues... ultimamente non fa una programmazione così ricca di blues ma finchè chiama la Treves Blues band, noi non possiamo che essere contenti. E poi ormai è diventato come dicevi tu: un appuntamento fisso, una consuetudine piacevole. Sono diventati amici, ed è bello quando diventi amico dei gestori di un locale... qui non trovi i soliti birraioli o i soliti personaggi che ti impongono orari o comunque atteggiamenti di un certo tipo...
Al Bloom trovo amici, e sottolineo "Amici" con la A maiuscola, amici anche fuori della musica e poi... poi la gente è speciale perchè... boh forse perchè è stata abituata bene... insomma è un piacere quando ci chiamano. Una volta all'anno ma, ripeto, con piacere.

Tu canti suoni da tantissimo tempo. Per quei pochissimi che non ti conoscono, chi è Fabio Treves?

Io ho iniziato nel 1975 in un periodo che si distingueva per la rinascita della musica al servizio delle idee politiche: era il periodo dei vari canzonieri, era il periodo della riscoperta della canzone tradizionale, politica, di lotta ecc... la scena rock, pop, progressiva non aveva grandi personaggi. C'erano ancora gli epigoni del beat di dieci anni prima e incominciavano a nascere una serie di gruppi diciamo di "rock progressivo": la PFM, i Rovescio della Medaglia, Roberto Colombo, le etichette alternative, il giovane Finardi, Camerini, gli Area... io... beh io avevo la passione del blues e quindi ho detto "perchè non provare. Non c'e' nessuno: lo faccio io!".

Sei stato il primo ad incidere blues in italia, vero?

Sono stato il primo (ndr:"Treves Blues Band", Red Record, 1975). A vederlo adesso quel disco fa ridere, però era un tentativo onesto, fatto con passione, ovviamente con un etichetta quasi sconosciuta che poi avrebbe fatto fortuna con il jazz (la Red Record). E' da li che è iniziato un percorso, una avventura, una gavetta lunga faticosa però ricca di soddisfazioni. Io andavo nelle feste, le prime feste di aggregazione, le prime feste del proletariato giovanile, le prime feste di avanguardia, le prime feste ambientaliste, le prime occupazioni... io penso d'avere fatto no profit almeno un migliaio di concerti in trent'anni! Però devo dire che farli mi ha portato fortuna, nel senso che seguendo il famoso detto che "ognuno raccoglie per ciò che ha dato" io dopo trent'anni di attività raccolgo e, ripeto, penso davvero che mi abbia portato fortuna essere andato a centinaia di feste per raccogliere fondi, per aiutare il gruppo spontaneo, i giovani, il centro sociale autogestito, la scuola occupata...
Sono stato uno dei primi ad avere organizzato una rassegna di blues al Leoncavallo occupato nel 1978: una rassegna che ha avuto fortuna, che vedeva personaggi come Roberto Ciotti, Cooper Terry, la Treves Blues Band...
Poi dopo sono arrivati altri dischi, i festival importanti (Pistoia, Rovigo Blues...) le apparizioni in televisione grazie anche all'interessamento di Renzo Arbore che mi ha voluto a "L'altra domenica", "D.O.C.", "Quelli della notte"...
Sono stato il primo, e questo mi piace ricordarlo, a fare una trasmissione di blues su una radio (Radio Popolare, 1976).
Ho fatto due libri di introduzione al blues (ndr: "Guida al Blues" Ed. Gammalibri, 1978; "Blues Express", Ed. Multiplo, 1989)... e tutto va avanti cosi' da tantissimo tempo...

Da oltre venticinque anni...

Due anni fa abbiamo festeggiato il venticinquesimo anniversario della Treves Blues Band: un traguardo importantissimo perchè vuol dire veramente migliaia e migliaia di concerti, tantissima gente, tantissimi amici...

Quale la soddisfazione più grande?

La soddisfazione più grande è che siamo riusciti a creare attorno al blues un movimento di simpatia senza avere alle spalle nè la casa discografica nè le televisioni del Berlusca, nè le televisioni di stato.
E poi c'è la soddisfazione di avere moltissimi giovani che mi scrivono per chiedere suggerimenti, per chiedere consigli, per chiedere anche un giudizio sui loro demo tape che mi mandano... Sapere che tanta gente mi considera un punto di riferimento per il blues è una grandissima gratificazione.

Chi ha esercitato la maggiore influenza sulla tua musica?

Senz'altro un artista polistrumentista come John Mayall, inglese, ma anche Paul Butterfly, americano. Uno purtroppo è scomparso prematuramente, l'altro, Mayall l'ho conosciuto personalmente, è nata un amicizia, una stima profonda, spero reciproca...un grande personaggio, proprio un grande musicista.

Il primo disco che hai acquistato?

Il primo di blues è stato senz'altro uno di Muddy Waters negli anni Sessanta, mi sembra che fosse il '64 o il '65 e si chiamava "Hoochie Koochie Man"...

Di solito chiedo agli artisti che intervisto di dirmi i tre dischi e i tre libri che si porterebbero su di un isola deserta. Conoscendoti ti chiedo quali dischi porteresti su di un isola deserta... per seppellirli!?!

Ma guarda io (ride)... cioè non ci sono generi musicali che aborro, che disprezzo... beh sì non amo quei generi "musicali" che ti martellano, non so come si chiama adesso, se si chiama tecno o che altro... sono quei dischi sempre uguali che non mi dicono niente... uno di quei dischi li lo seppelliamo volentieri... poi non sopporto, e spesso durante il concerto faccio delle battute pesanti, i LunaPop perchè mi sembrano proprio la classica musichetta per i ragazzini dai dodici ai sedici anni...
però ti devo dire non ci sono proprio gruppi o singoli artisti che disprezzo... magari non li sento, però proprio seppellire i dischi no... sai che è una domanda che nessuno mi ha mai fatto?... arrivare al terzo faccio fatica...

Ne butto li uno io: Zucchero?

Ecco, Zucchero forse... ma no, vedi: Zucchero è uno che, secondo me, conoscendolo abbastanza sommariamente, è uno che magari ha avuto molta fortuna, molta capacità di capire che quel settore li era un settore scoperto e, scimmiottando un po' di canzoni... ma no dai io lascerei stare anche i dischi di Zucchero... magari ti scrivo un email quando mi viene in mente qualcosa!
Ecco magari... ma non c'è niente di personale sia chiaro,tutto il giro dei napoletani melodici: non mi dicono niente... cioè mentre salverei uno come Pino Daniele, magari i dischi di Gigi d'Alessio... che poi magari anche Gigi d'Alessio è una brava persona...però non è uno che mi fa impazzire...

Invertiamo la domanda: quali i tre dischi da cui non ti separeresti mai?

Beh un disco di jazz senz'altro lo salvo, un disco qualsiasi di Coltrane, dei Weather Report, un disco qualsiasi di Keith Jarret... c'è un ampia scelta... poi nel pop senz'altro un disco qualsiasi di Santana... allora facciamo così:
Wayne Shorter e Miles Davis, Santana e Hendrix (li faccio accoppiati così ne porto sei!) e... Muddy Waters e John Lee Hooker rimanendo al blues!

E tre libri?

Senz'altro una raccolta di poesie di Neruda, un bel libro di Sciascia che è un autore che amo moltissimo e un classico... uno Steinbeck o un Hemingway... però anche un bel Bukowsky... vabbè dai un Bukowsky me lo porto dietro che non mi vede nessuno!

Cosa ne pensi della musica diffusa tramite il web?

Io penso che qualsiasi diffusione di musica sia un bene. Ormai siamo in un era in cui fare dei discorsi ideologici sulla musica, su internet mi sembra un pò fuori luogo... a parte il fatto che non non sono mai stato un fondamentalista... io penso che qualsiasi tipo di diffusione sia positiva... cioè, anche sul discorso della musica pirata ho le mie idee: il problema è quello di eliminare alla base il costo dei dischi perchè io che li faccio so quanto costa e quanto mi costa un disco e trovo veramente scandaloso che ci siano dei posti dove tu un disco lo paghi quaranta- quarantacinquemila lire quando si sono fatti tutti i discorsi sul mercato libero, sull'abbattimento dei costi... allora mettimoci ad un tavolo e parliamoci chiaramente.
Davvero: non esiste che un disco costi quaratacinquemila lire! Incomincino le multinazionali ad abbassare i costi e molto probabilmente il fenomeno della pirateria avrà un mezzo tracollo. Io personalmente i miei dischi so quello che costano e penso che tredici euro per un disco fatto con passione sia una cosa onesta. E come lo faccio io senza avere nessuno alle spalle penso che lo possano fare anche gli altri.
Però tornando alla tua domanda: ben venga la diffusione della musica su internet. Ma al limite ben venga anche il fatto che ci sono i blues negli spot pubblicitari... se serve a promuovere e a fare conoscere questa musica che è assolutamente dimenticata dalle reti nazionali o private... E' uno scandalo che non si possa mai assistere ad un bel concerto di jazz o blues, non dico in prima serata, ma nemmeno in seconda o in terza: il mio sogno è quello di mettermi tranquillo in poltrona e vedermi un bel concerto di Ray Charles, di Sting, di Muddy Waters... E invece no: in prima serata fanno sempre le stesse cose: il Festivalbar, il Festival di Sanremo, Pavarotti&Friends. Sempre le solite cose...

Progetti per il futuro?

Quest'anno abbiamo fatto un altro disco (ndr:"Blues Again" Red & Black 2001) e tutto va avanti. I progetti sono molto semplici: andare avanti altri quindici anni, festeggiare il trentesimo anniversario del Bloom, avere sempre tanti ascoltatori che mi scrivono attraverso il sito della band (www.trevesbluesband.com). Rimanere con questa formazione perchè sono amici, sono persone con cui mi trovo davvero bene...

Da quanto la Treves Blues Band si esibisce con questa formazione?

Allora, col bassista (ndr: Tino "Cap" Cappelletti) lavoravo già assieme negli anni Settanta, nella seconda formazione della Treves Blues Band. Poi c'è stato un momento in cui ci siamo divisi e non ci ricordiamo neanche il perchè! Il batterista (ndr: Massimo Serra) suona con me da dieci anni, e il chitarrista, Alex "kid" Gariazzo è con noi da sei anni...la cosa più bella è augurarsi che rimangano e che rimanga questo affetto, questa amicizia e questo spirito perchè la musica è fatta da tante cose, ma l'aspetto più importante è proprio il feeling. Ci sono delle situazioni in cui non sopporti una persona e ce l'hai sul palco e questo non va bene. Sul palco devi andare sorridente e fare capire alla gente quanto ti piace suonare questa musica...
Se non vai d'accordo con una persona, può essere il musicista più bravo o, faccio questo paragone con il calcio, il centrocampista più talentuoso, ma la squadra non funziona...

A proposito di calcio: i mondiali chi li vince?

Io ho fatto una scommessa di "un prosciutto" con un mio amico che li vince l'Italia! Ci sono delle coincidenze: il ventesimo anniversario, il fatto che dei giocatori hanno reso poco nelle loro squadre e magari hanno voglia di rivincita... non so: ho questa sensazione...

Mah, io non ci credo molto, sai c'erano dei ricorsi storici anche per l'Inter e (mi piange il cuore al pensiero...) sappiamo tutti come è andata...

Ma vedi il fatto è che l'Inter ha una maledizione della quale ancora nessuno è riuscito a capire l'origine! Comunque mi auguro che i mondiali li vinca l'Italia perchè sarebbe un momento di gioia e di felità collettiva e coi tempi che corrono farebbe bene a tutti...

Tornando alla musica...come sarà il concerto questa sera?

Come quello di ieri sera e quello dell'altra sera: fatto di pezzi nostri e di brani tradizionali... con una grande energia, una formazione come si dice "di base": basso-chitarra-batteria e armonica. Tutto quello che sappiamo fare lo facciamo. Ci vantiamo di non essere un gruppo che usa chissà quali impianti od artifici. Una musica che qualcuno ha definito molto scarna essenziale e pulsante. Io mi accontento di queste tre definizioni... e speriamo che venga la solita gente del Bloom... colgo l'occasione per salutare anche certi personaggi come voi di BloomRiot che vengono ad intervistarmi, che sono interessati a saperne qualcosa di più perchè, ti ripeto, non è per fare la solita sviolinata ma è sempre più difficile trovare persone attente a quelli che non sono al top delle classifiche...
Perchè poi ognuno di noi ha un idea diversa del successo: per alcuni è vendere milioni di copie di un disco ed essere molto ricchi. Per me il successo è avere cinquantatre anni, andare in giro da almeno trent'anni per il mondo a fare questa musica, avere avuto la fortuna di incontrare tanti musicisti bravi che mi hanno dato tanti insegnamenti... e quando trovo qualcuno al quale raccontare queste cose mi sembra che sia un operazione riuscita, che non sia stata un esperienza buttata via. Perchè avendo avuto davvero la fortuna di stare ad un tavolo con Frank Zappa, Muddy Waters, Sting...con Jimi Hendrix... con tanta, tanta gente, è giusto che un qualcosa di queste esperienze possa arrivare anche agli altri...

Ti assicuro che arriva Fabio, grazie e in bocca al lupo per il concerto!

Grazie a voi! Ciao!


di: RADIOTAKESHI

foto di: RadioTakeshi

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