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SOTTO LA PELLE

Gli alieni vogliono mangiarci? Tranquilli è solo un brutto incubo, nonché un brutto libro.

Faber Michel, SOTTO LA PELLE. Einaudi 2006    

Narrativa > L’anno scorso mi avevano regalato “Il petalo cremisi e il bianco” di Michel Faber, e l’avevo letto con molto gusto, con passione, trasportato dal personaggio di Sugar e dalla scrittura potente e trascinante dell’autore. Con “Sotto la pelle” invece mi trovo spiazzato, se non inorridito e completamente annoiato. La trama è quella che è; Isserley fa parte di un’organizzazione aliena (la Vess Incorporated) infiltrata sulla terra, e passale giornate girando in macchina: il suo compito infatti è quello di recuperare autostoppisti, i quali verranno poi usati come bestie all’ingrasso con l’obiettivo di sfamare quelli del popolo extraterrestre. Tranquilli, non ho detto niente di sconvolgente, dopo dieci pagine è già tutto chiaro. Inoltre il retro di copertina promette colpi di scena che non avranno luogo, quindi dormite sonni tranquilli.
Il peggio è che questo libro è scritto come un terribile incrocio tra il peggior Ray Bradbury e Marion Zimmer-Bradley. Ricordate Robert Sheckley? Nel racconto “Sentinella”, una paginetta di vera letteratura, era riuscito a dire tutto quello che c’è da dire per focalizzare un certo punto di vista degli alieni. Invece Faber in 268 cartelle non fa che propinarci la sua fiera delle banalità :
- Bisogna guardare dentro alle persone poiché l’aspetto esteriore può essere ingannevole.
- Anche i ricchi piangono.
- La natura che ci circonda è proprio bella, ma noi non ce ne accorgiamo.
- Perché mangiare la carne? Gli animali soffrono.
A questo come non rispondere acidamente:
- Lo fa anche il mio gastroenterologo.
- Grazie per avermelo ricordato.
- Già , dovrei andare al parco invece che leggere questo libro.
- Save the plants: kill the vegans!
Questo allegro siparietto è realmente sintomatico del disagio che si prova a leggere questo libro, disagio causato dal fatto che si è consci del tempo che si sta sprecando in un pantano di elementi male assortiti. Ma qual è l’obiettivo di Faber? Scrivere un romanzo che sia allo stesso tempo di denuncia socio-economico (la Vess Inc. come un McDonald’s del futuro più che multinazionale?) sia una storia di rabbia, delusione, di solitudine (la protagonista ha dovuto subire operazioni e mutilazioni per assomigliare ad un’umana finendo per essere una creatura a metà )? Il risultato finale non è né l’uno, né l’altro, ma un insieme di elementi buttati lì, senza approfondire, senza colpire, senza affascinare.
L’unica cosa che mi risolleva è pensare che questo “Sotto la pelle” è il suo primo libro. Per fortuna la crescita c’è stata. Peggiorare sarebbe stato difficile.


di: Felson

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Faber Michel SOTTO LA PELLE
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