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DELLA BELLEZZA

Zadie Smith, DELLA BELLEZZA. Mondadori 2006    

Narrativa > Un libro per tutti colotro i quali amano Zadie Smith e i suoi temi classici: il conflitto razziale, l'essere neri in un mondo di bianchi, il rapporto con le radici, il frammistarsi di culture diverse, il rapporto giovani vecchi. Il tutto nel solito stile Zadie Smith, estremamente cinematografico, con mille personaggi, una grande confusione e un finale che lascia un po' così (i suoi libri sembrano sempre tronchi, sul finale).

La storia prende le mosse da due famiglie: i Belsey e i Kipps. I Belsey, lui bianco e inglese, lei nera di Miami, sono tendenzialmente atei e comunisti, un po' hippy e iconoclasti. Hanno tre figli: Jerome, Zora e Levi. Il capofamiglia, Howard, insegna in un piccolo collegge americano, sua moglie, Kiki, lavora in ospedale. I Kipps sono neri, vivono a Londra. Sono bacchettoni, cattolici, oscurantisti, conservatori. Anche Monty, il patriarca, è professore. Ha una moglie e due figli. Jerome Belsey, cattolico e "pecora nera" della famiglia, va a vivere presso di loro. Si innamora di Vee, secondogenita bellissima e un po' puttanella dei Kipps. Torna a casa. Di lì a poco, però, i Kipps si trasferiranno proprio nella sua città , perché Monty lavorerà proprio nell'università dove opera suo padre. Relazioni che diventano sempre più complesse, corna, l'arrivo del bel Carl, che farà innamorare Zora, ma che, ovviamente, le preferirà la ben più prestante Vee, il tira e molla della bellissima relazione tra Kiki e Howard, l'impegno politico improvviso di Levi, il rinunciare di Carl a ciò che era, l'amicizia tra la signora Belsey e la signora Kipps, il ritorno a casa di Howard... mille storie, come sempre, a complicare la trama, che è cieca, a meno di non essere letta solo come ciò che è: un affresco familiare.

Io credo che di questa bellezza, di cui tanto si parla nel romanzo, sia raffigurata in vari modi. Certo, ci sono i bellissimi Vee e Carl, che usano la loro bellezza per ottenere ciò che vogliono, ma che risultano caricaturali e falsi e vuoti. Ma non si può dire che Zora, rappresentata in tutta la sua aggressiva goffaggine non sia bella nel momrento in cui finalmente libera se stessa. Anche se, di certo, la più bella è Kiki, un ritratto di donna favoloso. E' lei la più bella, il personaggio che illumina ogni pagina e ogni vuoto, seppur nella sua obesità .

L'opera ricorda molto i grandi romanzi americani del '900, ha una struttura pesante, vuole essere affresco di una società e usa la contrapposizione delle due famiglie, le amicizie che - nonostante le inamicizie che dovrebbero esserci - si vanno creando, e come esse mandano a pallino tutti gli equilibri.

Da leggere. Con calma.


di: KIBIUSA

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Zadie Smith DELLA BELLEZZA
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