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GASOGRAMMA

Quando si dice: “E’ proprio un libro di merda!”

Serge Gainsbourg, GASOGRAMMA. ISBN 2006    

Narrativa > Ma sia ben chiaro fin da subito, che non si tratta di un giudizio sulla qualità , di questo libricino agile agile uscito per i tipi di ISBN edizioni quest’anno. Tutt’altro, anzi!
E’ che, sì, insomma, come dire, questa sedicente autobiografia iper astratta del noto (?) artista Evguénie Sokolov, scritta nel 1980 da Serge Gainsbourg, ha come principale, se non unica vera protagonista, proprio quella materia lì di cui si diceva nell’occhiello. O meglio, per essere più precisi, una delle espulsioni dell’organismo dei viventi che di quella materia sceglie, come dire, lo stesso canale d’uscita; insomma, per tirare le somme, uno di quei casi per cui un’umana sventura viene trasformata dall’umano ingegno in una fonte di guadagno e di gaudio. Già , perché il buon Sokolov, ci dice Gainsbourg nella seconda pagina di questa operina, ha praticamente dalla nascita la sfortuna di “scoreggiare ininterrottamente” e senza soluzione di continuità . Capirete come una vita non dico normale, ma anche solo civile, gli fosse quantomeno ostacolata da questo scherzetto di Madre Natura. Non fosse che, unendo una precoce indole artistica con l’ingegno che sovente appunto ci si dona per fare di necessità virtù, Evguénie riesce a scoprire un modo per utilizzare in modo costruttivo questi involontari e sempiterni geyser che gli sono stati donati. E qual è il modo? Un ingegnoso marchingegno che gli consente di “convogliare” le evacuazioni peristaltiche, attraverso il transito su una tavolozza di colore, direttamente su tela, per creare nientemeno che dei veri quadri, di dimensioni, forme e colori i più estemporanei. E quindi? Il successo, ovviamente! Complice un illuminato mecenate-impresario (unico a conoscenza del vero “motore” dei quadri di Sokolov), il Nostro diventa ricco e famoso e invitato di qua e di là , le sue opere commissionate per regali camere da letto o fastose sale da ricevimento (ovviamente ignari, i committenti, di quale… basso profilo generi le loro invidiate tele!), palazzi governativi e illustri dimore di riccastri ignoranti quanto burini. Finché? Beh, è un’autobiografia, no? Per cui finché questo redditizio meteorismo non degenera, e porta il beffardo Sokolov sul letto di morte.
Detto così, questo pamphlet potrebbe sembrare niente più di un divertissement dell’Autore. E di certo, in parte è così: Gainsbourg è un genio misconosciuto e irridente, miscredente e anarchico, dissacratore e autodistruttivo, scandaloso, scorretto e scabroso, ma davvero profondamente innovatore, non solo a livello musicale (è necessario ricordare che, tra le altre sue intuizioni, il reggae l’ha “portato” lui in Europa?), ma anche di linguaggio. Ma i suoi anni furono scandagliati solo per i suoi vizi e i suoi comportamenti poco ortodossi. Quindi non è difficile immaginarselo con la sua eterna Musa Jane Birkin (e proprio come sono ritratti nella foto in terza di copertina: lui senza sonno e strafatto, lei vestita di niente e irresistibile) a farsi delle grasse risate condite di whisky e droga mentre verga queste paginette e si diverte a prendere per il culo (perché così è) i pomposi critici d’arte (che, ignari che le sue opere nascano da dei peti, vedono in esse “profonda ricerca, nuove forme e significati intonsi”), ma anche tutto il mondo dei parvenues, e in generale la società che stava diventando grassa (ma quanto, anche, profondamente ignorante!) dei suoi tempi.
Ché questo libro è sì, come esso stesso dichiara, allegoria, ma anche critica, feroce e sanguinaria, intestina, verrebbe da dire, fatta attraverso l’esemplare vicenda di un freak che diventa vip sfruttando una propria scomoda, e soprattutto indicibile, peculiarità . Trionfo del diverso, si potrebbe anche arrivare a sostenere, trionfo adottato con lo sberleffo, e la burla.
Ma anche testamento, profondamente IPERmoderno e caustico, di una presa di coscienza. Del fatto che l’arte, di suo, uno e un solo significato non ce l’ha più. E nemmeno un senso. Ché casomai, se proprio proprio, uno qualsiasi glielo può dare chiunque. Ma sarà sbagliato.
E merda.


di: BLIXA

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