FOIL

Powerpop dalla raffinata ricerca melodica

FOIL, Never Got Hip.    

Supporti > el dischetto genuino e direi pure abrasivo per usare gli stessi aggettivi delle riviste di musica fiche.
Ad un primo ascolto nessuno direbbe che sono scozzesi, anche se a pensarci bene questo spiega certe tendenze della band. Trainspotting insegna: gli scozzesi sono dei rotti in culo e la Scozia è il buco del culo del mondo (parole non mie, ma di Irvine Welsh) e i Foil sono dei tipi dalla doppia natura: alternano ricerca della melodia e raffinatezze quali fiati e violini – su tutte la lunga (a me piacciono i pezzi lunghi) "The ghost of Vernon Howell"- che oserei dire è una simpatica attitudine british, a pezzi più scanzonati, semi-punk. Insomma musica vitale per intenderci senza troppe etichette.

Un po' di storia: i Foil vengono messi subito sotto contratto dalla 13th, appendice della iperpotente etichetta Mute records già alla prima esibizione del 1996 ad un festival indipendente. Si autodefiniscono "powerpop" e difatti l'originario suono punkettaro viene sgrezzato dai saggi prestati dalla Mute, in particolare dal produttore Paul Tipler che ha lavorato in precedenza con Elastica e Stereolab. Il compito non è arduo poiché loro stessi anche se fanno gli incazzati, mica si prendono così sul serio, tranne una simpatica fissa per il messia e la fine del mondo (d'altronde abitano nel culo del mondo, o no?), specie nei due pezzi "End of the world" e il già citato "The ghost of Vernon Howell", che dimenticavo di dire è in realtà il vero nome di , il leader della setta dei Davidiani, massacrati nel ranch di Waco dall'FBI. Ma qui sto deviando…
A questo punto vi saluto con una promessa, il prossimo album dei Foil lo compro visto che questo me lo hanno regalato…giuro!
P.s. I Foil sono di , (vicino Edinburgh)


di: DHARMABOY

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