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MARK LANEGAN

Rock dell' anima

MARK LANEGAN, .    

Supporti > Diciamo subito le cose come stanno: Field Songs è un capolavoro, sicuramente uno dei dischi dell' anno.
Questo quinto disco solista dell' ex cantante dei mai dimenticati e troppo sottovalutati Screaming Trees (la più riuscita fusione di punk e psichedelia, Black Flag e Gun Club e anni '70 che si sia mai sentita) non solo mantiene le vette eccelse raggiunte dai precedenti lavori ( obbligatorio ascoltare almeno "Whiskey for The Holy Ghost" e l' album di cover "I'll Take Care Of You") ma esplora ancora più in profondità gli abissi dello spleen e della disperazione innaffiata da improvvise tenerezze ( ascoltate ad esempio la ninna nanna "Pill Hill Serenade", o "She Done Too Much" ).
La voce di Mark, che è coadiuvato oltre che dal fido Mike Johnson ( ex Dinosaur Jr ) e da Ben Shepherd ( ex Soundgarden e autore dello strumentale "Blues For D" ) anche da altri amici come Duff McKagan ( certo sapete da dove arriva...) e Brett Netson (fenomenale dal vivo, nel concerto che il nostro eroe ha tenuto in quel locale di merda che si chiama Transilvania lo scorso 8 Dicembre ), raggiunge anche in questo disco sempre maggiori caverne di fumo e cattivi whiskey, come se ognuna delle 60 camel senza filtro che Mark fuma ogni giorno dovesse gridare la propria maledizione...
I temi del disco? La caduta e la dannazione, l' arrivare in fondo a pericolose strade a senso unico ( l' iniziale "One Way Street", che da sola vale il prezzo del disco ) prendendone coscienza ( "No Easy Action", dall' andamento quasi orientaleggiante-primi Afghan Whigs, nonchè pezzo più potente dell' opera ) e abbandonando affetti amati da non rovinare ( la tarantiniano-mariachera "Don't Forget Me" ) per poi risalire e risorgere -forse...- nelle delicate e malatissime "Kimiko's Dream House", dalla felpatissima chitarra, "Resurrection Song" e "Field Song" e chiudere con il congedo inquietante di "Fix" ("Got no need for shelter / everything's forgotten / love will be what's hidden / in every single fragment" ).
Spendiamo qualche altra parola per parlare dei meravigliosi suoni di questo disco, con le sempre nitide chitarre ( di ogni tipo ) accompagnate da un timdo piano e talvolta sporcate da sussurrati, e per questo ancora più intimidenti, suonilli e feedback che ricordano certe sonorità alla Earthlings / Desert Sessions (peraltro tutta gente amica e collaboratrice di Mark, che sarà presente nell' imminente disco dei Queens Of the Stone Age e ha in programme una uscita insieme all'ex Afghan Whigs Greg Dulli ).
Insomma, c'è di che rimanere ammaliati da questo Field Songs, che scivolerà nelle vostre viscere stregandovi e irrimediabilmente allacciandovi al tono maudit e notturno ( ma di quelle notti fumose ed umide, senza una luna a guidare i vostri passi che non sia quella del vostro abbandono alla passione ) di Mark Lanegan.


di: BLIXA

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