BLOOMRIOT > Sentito > JIM WHITE

JIM WHITE

Ammanettato ad una staccionata del Mississippi

JIM WHITE, .    

Supporti > A sentirlo parlare, dalla comunità pentecostale di Pensacola, Florida, verrebbero solo due cose, eroinomani e fondamentalisti cristiani, e Jim White fu entrambi, prima l'uno e poi l'altro, quindi surfer mancato, modello per passerelle milanesi, taxista a NY, falegname, fotografo e regista. Attualmente è un eclettico song-writer, ironico profeta di isolamento e disperazione, che si esprime in canzoni percorse da una fine malinconia che si dispiega tra rabbia e redenzione, sogni e depravazione, auto a pezzi e cuori infranti. Jim White dissemina i testi di riflessioni personali e profonde sull'assurdità di cui si trova muto spettatore o protagonista, aggiungendo una musica eccentrica dove il country è solo una trama vaga, detriti sullo sfondo di un suono più complesso, fatto di rock, blues, atmosfere oniriche illuminate da swamp tecnologici, morbidi hammond funky, lo-fi beat, banjo, armoniche e sinth.
Eminenze grigie di questo prodotto sono Morcheeba ("Handcuffed to a fence in Mississippi"), il guru dell'underground giapponese Sohichiro Suzuki (World Standard, Yellow Magic Orchestra), il DJ Q-Burns Abstract Message e il co-fondatore di Sade Andrew Hale. Il loro lavoro si fonde perfettamente con il talento visionario di Jim White, dimostrando come un'elettronica minimale e spiazzante possa contaminarsi ad arte con banjo, mandolini, acustiche e narcolettiche ballate di frontiera, danze country dal ghigno demoniaco, chincaglierie soniche di un Tom Waits alle prese con gli incubi di Hank Williams. È stupenda, a questo riguardo, la cover "King of the road" di Roger Miller, ma "Corvair", "10 miles to go on a 9 mile road", "Christmas day", "The wrong kind of love" e "God was drunk when he made me" sono pezzi altrettanto entusiasmanti per la scrittura e la produzione superiori alla media, per l'originalità con cui rifuggono da ogni schema e classificazione e per l'anima consistente che mostrano di avere comunque, aldilà di ogni sterile formalismo.
Non si può che restare colpiti da un lavoro artistico così complesso e interessante, in cui la spiritualità si unisce all'anima nera del travaglio interiore, esprimendo una musica che è bello ascoltare e riascoltare, specialmente quando l'autore ha qualcosa da dire, in un mondo instabile dove talvolta è protagonista la follia delle azioni più consuete e si può rimanere chiusi in una prigione di emozioni perpetue o starsene indifferenti, trafitti dalle proprie considerazioni. Lui resta suo malgrado ad una staccionata, ammanettato dalla sua ragazza, a vedere la parte migliore della sua vita (donna e macchina) prendere il volo tra scoiattoli volanti e incubi di stigmate, in un luogo dove le cose sono meglio di quello che sembrano e si può sempre cantare con ironia di piccoli brividi e lune storte…

No such place è pubblicato dalla Luaka Pop, etichetta-laboratorio che solitamente David Byrne riserva per i suoi sogni di musica latina e tropicale…


di: JIM TONIQUE

Articolo inserito il:


JIM WHITE