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VINCENT GALLO

Freak-techno-indie d'autore o "24 carati di vuoto" artistico?

VINCENT GALLO, lonely boy.    

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Contro il divismo, lo showbiz ed il jetset, contro l'arte indie venduta alle major. Contro.
Il volto e la figura padrona di una voce in bilico tra il crooner e le melodie leggere ma penetranti di certi maudit, sono quelli indimenticabili dell'italo-americano Vincent Gallo, attore per conto d'altri e per se stesso, autore di quel piccolo gioiello chiamato Buffalo '66, di cui ha curato tutto, dalla regia alla fotografia e la colonna sonora, pittore e musicista, ricordato ovunque come modello di CK e batterista dei Gray, band del perduto Jean-Michel Basquiat. Artista riuscito a tutto tondo, ha sbattuto in faccia a divi con capricci musicali, attori con pretese di regia e musicisti con velleità artistiche capolavori minimalisti e sprezzanti, estraneo alla media definita da artisti mediocri protagonisti del nulla musicato, "girato" e dipinto.
When è un album particolare, difficile da ascoltare, denso di atmosfere ipnotiche e rarefatte, chitarre incerte, suoni cool & smooth clonati in loop, batterie come pallide comparse completamente slegate dal contesto e quella voce che fa la differenza, lieve eppure intensa, talvolta simile all'indimenticabile canto di Jeff Buckley, dannata potenza angelica, altre volte più vicina a Chet Baker, quello giovane, eroinomane ancora al primo stadio. Si possono fare e si leggeranno molte critiche sulle scelte di produzione, sulla sensazione che forse arrangiamenti da camera, atmosfere al neon, chitarre appena suonate e parole mormorate possono sì riportarci ad una polverosa stanza vuota, un'esistenza tormentata o un amore perduto mai dimenticato, ma possono anche nascondere un pericoloso nulla assoluto mascherato da un contegno da vero artista minimalista. L'approccio di Vincent Gallo ricorda un certo tipo di musica che solo Syd Barrett, Tim Buckley o Skip Spence hanno potuto portare avanti in qualità di geni schizofrenici, con lo spessore artistico richiesto e soprattutto un nome importante. Gallo è sicuramente un nome noto, ma forse deve ancora esteriorizzare la profondità musicale necessaria allo stile musicale scelto.
Il tema autobiografico sembra essere dominante nei testi e nel tono, le liriche parlano di vita quotidiana e di silenzi; le canzoni, languide e lente, ruotano intorno al loro autore nude nella loro semplicità, spogliate di ogni elemento inutile e alternate a sessioni strumentali tra il jazz e le sonorità post-moderne del French touch tipo Air. La title-track è forse il pezzo migliore dei dieci presentati, è bellissima nella dolcezza della voce e nella melodia della chitarre, Honey Bunny (non può vivere senza il suo coniglio?!) è una filastrocca sottile e triste, Yes I'm Lonely sembra invece provenire, malinconica e noir, da passate atmosfere fatte di club e vecchi crooner, I Wrote This Song For The Girl Paris Hilton è semplicemente geniale, realizzata con una sola nota di tromba mandata in loop e fraseggi discontinui di chitarra appena accennati qua e là. Nel complesso è un disco importante, forse non completamente riuscito e forse talvolta mono-tonale, ma sicuramente da ascoltare per farsi un'idea di quanto ancora possa dare la musica nei soggetti più imprevedibili e soprattutto capire l'importanza di osare (ostentare?) una certa indipendenza ed estraneità artistica; l'importanza di essere Vincent Gallo, in un'atmosfera crepuscolare erta a scudo contro il dilagare di false intenzioni e promesse mancate, "davvero simile al sole che tramonta: superbo, privo di calore e pieno di malinconia".
When è uscito per la Warp Records, etichetta inglese di Sheffield, che attualmente ha fama di label di culto, non allineata, madre del suono intelligent techno di ultima frontiera e casa di autori come Aphex Twin, Plaid, Red Snapper, Squarepusher e ovviamente Vincent Gallo.


di: JIM TONIQUE

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