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JOHN FRUSCIANTE

Se vuoi davvero riuscire a fare della musica devi trasformare il tuo corpo in un registratore e registrare per dieci giorni soltanto il suono dell'acqua

JOHN FRUSCIANTE, .    

Supporti > L’attacco di “Going Inside” è qualcosa di geniale, prima il riff potente ed espressivo, quindi una chitarra che suona come un grido apache urlato a pieni polmoni e una voce sporca che sembra provenire da un’altra dimensione... il nuovo John Frusciante arriva e demolisce ogni pregiudizio e su di lui ce ne sono molti, artista tra i più celebri e controversi degli anni ’90.
Dagli esordi di “Mother’s Milk” (1989) e soprattutto dal successo planetario di “Blood Sugar Sex Magik” (1991), la storia artistica di Frusciante è stata legata in parte ai Red Hot Chili Peppers, in parte ad una vita privata quasi letale.
Unendo il rock eclettico di Zappa, Vai, Funkadelic e dei King Crimson e il punk dei Black Flag e dei The Germs si reso protagonista di uno stile unico che unisce ad una tecnica originale e poliedrica un gusto tutto personale per riff psichedelici e funky e una capacità di arrangiamento con pochi uguali. In questo nuovo progetto ammette un certo interesse verso i vecchi Kraftwerk e Depeche Mode e la nuova scena costruitasi intorno ad Aphex Twin, Prodigy e Underworld; è un album per molti versi poliedrico, ma completo, e John Frusciante dà l’impressione di essere riuscito ad esprimersi pienamente, segnando, con il multiplatinato “Californication” (1999) dei RHCP, l’inizio di un periodo nuovo, abbondanate le ombre e i deliri dei precedenti album solisti “Niandra Ladies and Usually Just A T-shirt” (1995) e “Smile From the Streets You Hold” (1997).
Prevale la vena lo-fi, non certo per mancanza di mezzi, quanto forse per un tentativo di espressione minimalista e sperimentale sicuramente riuscito. Le atmosfere ricreate sono malinconiche e riflessive, come forse accade spesso per i progetti solisti di molti membri di band prestigiose, ma in questo caso l’intenzione è onesta e non corrotta da falsi sentimentalismi. John Frusciante dimostra di trovarsi a suo agio tra chitarre acustiche e drum machine, che costituiscono la base di tutti i brani, insieme ad alchimie Moog, sintetizzatori e classicissime tastiere. Nel complesso le scelte più felici non sono nella struttura delle canzoni, lineari e non molto sorprendenti, quanto negli arrangiamenti, caratterizzati da soluzioni intense e mai scontante.
Oltre all’entusiasmante “Going Inside”, pezzo di apertura di “To Record...” l’album presenta tutto un ventaglio di brani accattivanti e a loro modo poetici, forse troppo inclini alla ballad, ma sicuramente belli e piacevoli da ascoltare. “Away & Anywhere” è forse il pezzo più rock di quelli presentati, “Rampants” e “Murderers” sono strumentali molto diversi tra loro, barocco il primo, creato per sovrincisioni succesive di almeno 5 chitarre, rock viscerale il secondo. “With No One” è quello che preferisco, trovo che sia il brano più rappresentativo di quest’album, più significativo di “Going Inside”, che forse suona un po’ troppo come singolo apri-pista.
Forse questa che si ascolta in “To Record...” non è musica che ci si aspetterebbe da un membro dei Red Hot Chili Peppers, ma penso che sia quello che ci si potrebbe aspettare da John Frusciante.
Viene solamente da chiedersi perché una svolta intimista (vedi anche Vincent Gallo, comunque legato a Frusciante) debba sempre trasformarsi in un’estenuante e dolorosa odissea interiore, priva di luce e piena di malinconia.


di: JIM TONIQUE

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