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NO FOLK

La nuova espressione del rigurgito anti electro, direttamente dal Village di NYC

NO FOLK, the moldy peaches.    

Supporti > Accordi secchi, chitarre cheap e sgangherate, testi beatniks, look Dylan ’63: questa sembra essere la forma nella quale il folk è di ritorno sulle scene musicali di New York. Il tutto in salsa punk.
Alla base della rinascita del movimento folk o piuttosto antifolk vi sono un locale, il Sidewalk Café con le sue serate Hootetannys ed l’Antifolk Festival, che si tiene da tre anni a questa parte al Tomkins Square Park.
I protagonisti di questa nuova ondata appaiono armati di chitarre accordate alla Sperindio, acquistate di terza mano nei pawn shop ed ossessionati da un look punkeggiante fatto di Converse, giubbetti di cuoi, e berretti beatniks in omaggio al Dylan di Blonde on Blonde.
Al di la dei musicisti da rivista patinata come The Stokes, The Music, The Hives e così via, esistono anche una serie di artisti underground sulle quali si sono già lanciate le major, rilevandoli dai loro contratti da indipendenti. Su tutti Jeffrey Lewis e The Moldy Peaches, ma anche la minimalista lesbica Mary Gauthier ed un’altra nutrita compagine di aspiranti polverosi folk singers.
Ed è così, senza rinnegare le loro recenti influenze quali Beck (che sembra essere ritornato all’acustico), Jeff Buckley o Jon Spencer, che i nuovi paladini della voce e chitarra dicono di rifarsi piuttosto ai protest singers dei sixties quali Tom Paxton, Barry McGuire e Phil Ochs.
Dopo l’overdose di elettronica e pro tools è forse ritornata l’ora della cara vecchia chitarra e del caro vecchio microfono? I presupposti sembrano esserci e paiono dei migliori.


di: DHARMABOY

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