GEA

Indie rock dalla provincia di Bergamo

GEA, .    

Supporti > Si apre con un intro strumentale il cui nome è tutto un programma (“Fumeria d’ovvio”) questo secondo lavoro dei bergamaschi Gea dopo l’esordio con “Ruggine” nel febbraio del 2001.
Che dire? Formazione minimale a tre: basso, chitarra/voce e batteria che sfornano in poco più di quaranta minuti undici pezzi dal sapore indie, rivelando anche una certa vena noise-psichedelica, con molta melodia a fare dal collante.
Un disco sincero, la cui forza è la semplicità delle canzoni esaltate dalla voce molto particolare di Stefano Locatelli, senza dimenticare la cura nei testi, il tutto unito a una certa dose di personalità. Per rendersene conto basti sentire “Ballata delle ortiche”, “Porto & amaretti” con un certo richiamo ai Six Minute War Madness, oppure la chiusura con i due gioielli “Bijou” e “Gran bazaar”, in cui tutti gli elementi musicali ed emotivi messi in luce nei brani precedenti trovano la loro collocazione ottimale in questa doppietta di gran pregio che è sicuramente il momento migliore di tutto il lavoro.
Questi sono ottimi punti di partenza per una crescita ulteriore che consenta di superare i limiti di cui “Ssssh... blam!” non è esente: il suono necessita di miglioramenti, di più compattezza e in diversi casi anche di potenza: sembra che talvolta i Gea abbiano paura a schiacciare fino in fondo sull’acceleratore, così qualche passaggio manca di immediatezza come nel caso di “Cocktail” o stenta un po’ a decollare come “Ce soir” (che rimane comunque un pezzo niente male).
Nel comunicato che mi è arrivato assieme al cd leggo che i Gea hanno tra i loro maggiori riferimenti i Motorpsycho: bene, i maestri ci sono e sono ottimi, ora tocca agli alunni darsi ancor più da fare!


di: EDDIE FELSON

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