BLOOMRIOT > Sentito > MUDHONEY

MUDHONEY

L'album definitivo per la storica band di Seattle?

MUDHONEY, .    

Supporti > Mi sono sempre chiesto perchè i Mudhoney non hanno avuto lo stesso successo di alcuni altri gruppi di loro concittadini, dopotutto sono stati tra i primi a Seattle a cercare un certo tipo di suono. La risposta ancora non l’ho trovata, anche se mi suggeriscono delle ipotesi (Disinteresse per i benefici commerciali del “grunge”? Membri del gruppo poco ammirabili dalle ragazzine? Poca voglia di apparire ad ogni costo?); fatto sta che questa “militanza nelle seconde linee” ha fatto sì che i Mudhoney continuassero a fare dischi e concerti come se si fossero fermati all’inizio degli anni ’90.
Questo “Since we’ve become translucent” oltre che testimoniare il ritorno all’ovile Sub Pop, è da considerarsi come la summa di quanto ha fatto il gruppo negli anni (14 per l’esattezza, poichè la band è stata formata nel 1988 dalle ceneri dei Green River): le canzoni colpiscono e fuggono via veloci l’una dopo l’altra, con quell’inconfondibile timbro vocale di Arm e quella base rock ‘n’ punk in cui (sorpresa) confluiscono i fiati (tromba, trombone, sax, corni!!!). Il suono è ottimamente curato, ma ha ancora il profumo dei piccoli club ricavati nei buchi più impensati, il fascino della prima Sub Pop, il richiamo di un approccio grezzo e sincero e, naturalmente, la sensazione di “ispido e ruvido” del celebre bigfuzz.
Che dire? Mark Arm e Steve Turner confermano di saper scrivere belle canzoni, dall’iniziale “Baby, can you dig the light”, a “Where the flavor is”, dalla trascinante “Dyin’ for it” a “Inside job” in cui al basso spunta Wayne Kramer (e non a caso, dato che gli Mc5 sono stati sempre osannati da Arm), senza tralasciare la noisy “Crooked and wide” e il dvanstante finale con “Sonic infusion”.
Una band che ha dimostrato di essere maturata senza che in fondo sia mai diventata adulta. Ormai è un dato di fatto: il rock ‘n’ roll mantiene giovani.


di: EDDIE FELSON

Articolo inserito il:


MUDHONEY