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IKARA COLT

Poche chiacchere, largo ai giovani: il rock ’n’ roll è loro

IKARA COLT, .    

Supporti > Un disco che colpisce, questo esordio degli Ikara Colt. In realtà niente di nuovo: questi quattro inglesi in dodici tracce mostrano la loro infinita ammirazione per un certo rock di qualche anno fa. Canzoni veloci, rock ‘n’ roll di grande impatto, ma i maestri si riconoscono all’istante: i cantati di Paul Resende sono molto Sonic Youth-oriented (sembrano mutuati da “Sister” o “Goo”), il suono mostra una certa predilezione per i Pixies, soprattutto per l’alternanza tra parti di sola sezione ritmica e quelle con gli inserti della chitarra di miss Claire Ingram (e i suoi cori, of course). Ciò però non significa plagio o quella sensazione di noia dovuta al già sentito, anzi. La doppietta in apertura “One note” – “Rudd” mette subito le cose in chiaro, mostrando che i giovani londinesi hanno tutte le carte in regola per fare bene. Le tracce successive confermano la prima ipotesi: “City of glass” è una canzone di qualità, così come il terzetto centrale “Belgravia” - “Sink Venice” - “After this” (in cui si ritrova il titolo dell’album), senza tralasciare la traccia nascosta dopo la conclusiva “Video clip show”. Semplicità è la parola d’ordine di “Chat and business”.
C’è da notare come tutti i pregi del gruppo a volte finiscono per essere un limite (“At the lodge” e “May b 1 day” possono esserne un esempio) e forse la ripetitività di tutti questi elementi alla lunga può risultare un po’ stancante, ma si sta parlando di un gruppo di ventenni: hanno tutto il tempo di crescere e già il prossimo full-lenght album potrà essere decisivo.
C’è ancora un punto da chiarire, ovvero il nome: in un’intervista il gruppo ha rivelato che è stato scelto mentre stavano guardando una corsa di cavalli per televisione e Ikara Colt era il nome di uno degli equini partecipanti...


di: EDDIE FELSON

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