BLOOMRIOT > Sentito > AND YOU WILL KNOW US BY THE TRAIL OF DEAD

AND YOU WILL KNOW US BY THE TRAIL OF DEAD

Quattro musicisti texani alle prese con la teoria dell'unificazione antropologica e scariche di riff

AND YOU WILL KNOW US BY THE TRAIL OF DEAD, .    

Supporti > Austin, Texas. Sono bastate due release su etichette indipendenti e poi il grande salto su Interscope per far sì che in poco tempo questi giovani ragazzi (che dicono di essersi conosciuti cantando per un coro ecclesiastico e di aver fondato il gruppo per cantare inni spirituali a cappella) diventassero già di culto. Ma andiamo con calma: il nucleo iniziale del gruppo nasce dal cantante-chitarrista Jason Reece e dal batterista Conrad Keely, conosciutisi alle Hawaii: tornati sul continente reclutano Kevin Allen e Neil Busch (nell'ordine, chitarra e basso, ma in realtà i quattro sono tutti multistrumentisti) e iniziano a suonare in giro con questo chilometrico nome (che deriverebbe, a detta loro, da un antico testo sanscrito relativo al continuo ciclo della vita attraverso la morte). Da qui nasce la storia dei devastatori di palchi, dei texani intemperanti e pericolosi, degli studiosi di antropologia banditi dalla maggior parte dei locali in cui hanno suonato. Ispidi come la loro musica, una sorta di post-punk con chitarre roventi che sconfina nella violenza e nel caos, ma che riesce a generare bolle melodiche di grande effetto. Un misto d'impatto e arrabbiato di Fugazi e Sonic Youth, con cantati che a sprazzi ricordano i loro conterranei At The Drive-in. E dietro tutto ciò spunta una loro teoria detta “dell'unificazione antropologica”, secondo cui è necessario trovare una singola espressione che rifletta la molteplicità della scienza e dell'arte umana. Nel continuo tentativo di riuscirci, i Nostri sfornano questo “Source tags & codes”. Come già detto è il primo disco su major, ma “It was there that I saw you” fa subito capire che le cose non sono cambiate: sferzate di noise ruvido, feedback, pausa e riavvio. Da notare che la produzione della Interscope-Universal non leviga quel suono lo-fi, che qui viene impreziosito da arrangiamenti di piano e archi. E i testi? Molto curati anch'essi, così come il booklet e tutto l'artwork in generale.
Un album davvero importante, quindi. Pezzi come “Homage” e “How near how far”, “Monsoon” e la delicata “Relative ways” non fanno che ribadire i concetti già espressi: raffinati e sporchi allo stesso tempo; grezzi, ma con stile; hard & soft che si rincorre. La valanga “Blood rites”, traccia extra dell'edizione deluxe non fa che alimentare le fiamme.


di: EDDIE FELSON

Articolo inserito il:


AND YOU WILL KNOW US BY THE TRAIL OF DEAD