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DAVE GAHAN

Il lato blues, ma a mezz'aria, dei Depeche Mode

DAVE GAHAN, .    

Supporti > Prima di qualsiasi considerazione su questo primo disco solista di Dave Gahan, voglio dire che sono un amante dei Depeche Mode, in particolar modo di quelli tamarri / danzerecci / new wave degli anni '80, diciamo fino a dischi come Violator e Music For The Masses (anche se Ultra è un grande lavoro); inoltre, la maggior parte delle canzoni della band è sempre stata scritta dall'altro leader, il biondo e più "intellettuale" Martin Gore, per cui nutrivo più di un dubbio sulla riuscita di un disco a nome solo dell'ex-drogatissimo frontman, ora in veste di figaccione ganzo e vissuto. In effetti, una volta ascoltato, devo dire che i miei pregiudizi non sono stati proprio del tutto cancellati: diciamo subito che Paper Monsters non è un brutto disco: lo si ascolta piacevolmente, soprattutto grazie alla voce davvero bella di Dave Gahan, che specie nei brani più lenti e d'atmosfera spicca molto, con i suoi toni da crooner sciupafemmine: esemplare di questo tipo di pezzi è "A Little Piece", con tanto di violini in chiusura. In generale, e in realtà la cosa non sorprende poi tanto, si tratta di un disco sicuramente più "suonato" e chitarristico di quelli dei Depeche, con più di una derivazione blues ("Bottle Living" sembra una specie di RoadHouse Blues del terzo millennio...) e una struttura delle canzoni abbastanza semplice, basata su riff (come il primo singolo "Dirty Sticky Floor", che in effetti è poi il brano dai toni più simili alle ultime cose della band) o su beat un pò dance e un pò no non sempre azzeccatissimi, come nel caso di "I Need You", un pò troppo fighetta per i miei gusti. Ecco, il difetto principale di Paper Monsters è per me proprio questa freddezza, che se può andare bene nei dischi dei Depeche (quasi per definizione, visto il genere molto più "synth-etico" che fanno...) invece stona un pò in un lavoro che vuole essere più bluesy e sanguigno (ci sono svariate chitarre slide e Gahan qua e là gigioneggia un pò alla Jim Morrison) e che finisce per rendere da un lato troppo levigati pezzi che dovrebbero suonare più ruvidi, e dall' altro per non far provare soluzioni più coraggiose nelle canzoni più rarefatte, per renderle più "malate" e inquietanti: per esempio un brano come "Stay", osando appena un pò di più, avrebbe potuto finire nella colonna sonora di Twin Peaks, e invece rimane lì a mezz'aria, lasciandoci con l'amaro in bocca. Piacevoli eccezioni, d'altra parte, ci sono, come nel caso di "Black And Blue Again", forse la mia canzone preferita del disco, con il suo finale drammatico, e "Hidden Houses", ipnotica e psichedelica con il suo tappeto di basso che poi si apre nel potente ritornello, che mi ha ricordato certi colori alla This Mortal Coil, però mah!...Si, per chiudere direi che Paper Monster va quasi bene, ma mi fa pensare che si sarebbe potuto fare qualcosa di più, anche per l'illustre carriera ed esperienza di Gahan. Probabilmente queste canzoni renderanno di più dal vivo, anche avvantaggiandosi della indubbia notevole presenza scenica dell'autore, ma su disco non tolgono tutte le perplessità. Speriamo solo che questo esordio solista non lasci intuire la fine dell'avventura dei Depeche Mode.


di: BLIXA

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