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MARTINA TOPLEY BIRD

Narcosi blues

MARTINA TOPLEY BIRD, .    

Supporti > Martina Topley-Bird è stata la voce femminile/musa/amata dei primi dischi di Tricky. L'inquietante Uomo-in-nero di Bristol, considerato l'inventore del cosiddetto trip-hop, aveva visto giusto nell'affidare le parti vocali dei suoi misteriosi blues elettronici a questa bellissima e sensuale voce, che raccoglie l' ispirazione di storiche voci nere come Billie Holiday e Nina Simone mischiandole con un tono un pò da lolita sexy. Tutte queste caratteristiche si ritrovano adesso nel debutto solista di Martina, che si propone come uno degli esordi più affascinanti di quest'ultimo periodo. Aiutato nella sua genesi, oltre che dallo stesso Tricky, da una squadra di amici-produttori-colleghi invidiabile, che spazia dal produttore dei Primal Scream al prezzemolino Josh Homme dei Queens Of The Stone Age (esiste qualcuno con cui Josh riesca a non suonare???), Quixotic ci avvolge in una serie di brani molto compatti anche se dai colori piuttosto diversi tra loro, che hanno come comune denominatore non solo la voce di Martina, sempre calda e maliziosa ma nello stesso tempo tagliente e glaciale, ma anche un solido impiantarsi in radici "black", anche se decostruite da basi elettroniche ( come "Ragga", che ha addirittura una ritmica drum & bass) o sepolte in un muro chitarristico (come il primo singolo "Need One", che tra l'altro mi sembra il pezzo meno riuscito, per certi versi, non fosse altro che per la presenza di Mark Lanegan, che poteva essere sfruttata molto meglio). Infatti nei suoni e nei sample usati si coglie spesso un richiamo a toni antichi, quasi gospel nell'iniziale "Intro" o più direttamente blues, come in "Too Though To Die", secondo me il brano migliore, retto da una chitarra alla Jon Spencer interrotta qua e la da una slide riverberatissima, o ancora in "Lullaby", con una bucolica chitarra acustica che sembra arrivare direttamente da "Fratello Dove Sei?". Altrove invece Martina veste i panni della lovesinger, seducendo con la sua morbida voce in "Anything" e in "I Still Feel", dalle sonorità più eteree che ricordano certe cose un pò alla Air, mentre nella conclusiva "Days Of The Gun" il tappeto trip-hop della base è arredato da una sezione d'archi struggente e melodica. Insomma, per finire, questo disco notturno e passionale ci piace, anche se sinceramente mi aspettavo, proprio per la lunga militanza a fianco di Tricky, qualcosa dai colori più torbidi e malati ( ma in effetti era solo una mia aspettativa prima di ascoltare i pezzi), e invece si presenta come un disco più rassicurante e intimo, non tempestoso ma perfetto per farsi coccolare in questo inizio d'autunno, con il primo freddo e le foglie che cadono.


di: BLIXA

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