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AT THE DRIVE-IN

I'm just tired of counting bodies, in this mausoleum tardy...

AT THE DRIVE-IN, .    

Supporti > La domanda potrebbe sorgere spontanea: perché recensire un disco uscito ormai da qualche anno, di un gruppo che non esiste più, e pubblicato su un’etichetta (la Grand Royal dei Beastie Boys) ormai fallita? Semplice, perchè è un lavoro dal valore indiscutibile, superiore non solo ai progetti nati dai membri della band dopo lo scioglimento (Sparta, De Facto e Mars Volta), ma superiore anche alla quasi totalità degli album usciti nel nuovo millennio. Di fronte alla pochezza di questi ultimi, risulta necessario (e gratificante per l’orecchio) riaccendere i riflettori sui dodici brani di “Relationship of command” e tessere le lodi del gruppo di El Paso, Texas.
“Arcarsenal” apre il tutto, e fa subito terra bruciata con il suo avvertimento gridato senza remore: “Beware!”. Il gruppo ha la potenza di un assalto di cavalleria, e lo dimostrano anche i brani seguenti, “Pattern against user”, il singolo “One armed scissor” e “Sleepwalk capsule”, un trio da lasciare senza fiato. Poi giunge il momento di “Invalid litter dept.”, forse l’episodio più alto dell’intero album: soprattutto è la voce (e in particolare il grido finale) di Cedric che non lascia scampo. Non si ha il tempo di riposare, subito “Mannequin republic” a rotta di collo, poi “Enfilade”. Il padrino del rock ‘n’ roll Iggy Pop spunta nella successiva “Rolodex propaganda”, il risultato è ottimo, ma la collaborazione né toglie, né aggiunge nulla al tutto. E poi? “Quarantined” e “Cosmonaut” riaccendono la mischia selvaggia, che un poco si placa con la pianistica “Non-zero possibility”. La conclusiva “Catacombs” seppellisce le ultime macerie rimaste (“This gravity is a quadriplegic horse and carriage”? No, tutto il contrario).
Un album perfetto con atmosfere sempre il bilico tra il rarefatto e l’incendiario e con un tiro incredibile, grazie ad una spietata base ritmica e incroci di chitarre di rara bellezza. I lavori di produzione di Ross Robinson e quelli di mixaggio di Andy Wallace (non certo gli ultimi arrivati!) danno all’insieme un suono diretto, senza pendere in potenza. La materia di suoni e stili plasmata, deframmentata e poi assemblata dal gruppo è inimitabile, e oggi né gli Sparta (seppur simili), né i Mars Volta (più “espansi” e psichedelici) riescono minimamente ad avvicinarsi nonostante siano prodottti di alta qualità. Ma qui si gioca in un’altra categoria.


di: EDDIE FELSON

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