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DAMIEN RICE

Il punto d'incontro tra l'orchestra e la cameretta

DAMIEN RICE, .    

Supporti > Questo disco mi è scivolato addosso praticamente per caso e senza che ne sapessi nulla. Avevo sentito per radio un brano suonato live e mi era piaciuta la drammaticità nell' esecuzione, che prendeva toni epici nonostante fosse fatta solo da una chitarra e una voce. Così, scoperto che l' autore del pezzo era un ventinovenne irlandese che dopo aver suonato in un'oscura indie band si era ritirato in un casale in Toscana a fare il contadino, salvo poi prendere armi e bagagli e passare qualche anno in giro per strada a suonare "a cappello" mi sono incuriosito e mi sono procurato il disco. Devo dire che il genere di musica che Damien fa è abbastanza lontano dai miei ascolti attuali, inoltre qualche recensione entusiasta e frettolosa nell'inserirlo in un filone che partiva dal temibile New Acoustic Movement per arrivare a esiziali paragoni con David Gray (sti cazzi...neanche quest'ultimo fosse Nick Drake redivivo...) e con Jeff-smettetela-di-far-uscire-dischi-postumi-Buckley mi faceva partire con qualche pregiudizio... Invece. Si, invece...Perchè questo "O" è proprio bello: ti entra delicatamente dentro con i suoni prevalentemente (ma non solo) acustici e soprattutto con canzoni tanto semplici quanto spesso davvero struggenti ed emozionanti, e soprattutto, che danno l'idea di essere "vere" e sentite. Tutto si regge sulla chitarra acustica, che tesse le trame su cui poi si lanciano le voci di Rice, bella e non impeccabile (cosa questa che è un complimento, sia chiaro!)e quella bellissima della di lui Musa-compagna-musicista Lisa Hannigan, che non si limita a fargli da corista ma anzi in più di un'occasione duetta alla pari (come nella splendida "I Remember", forse il pezzo più bello, che si avvale anche di un finale "cattivo" con qualche lieve sample, o in "Cold Water"). Un' altra cosa che caratterizza il suono del disco è l'impiego degli archi, ad aumentare l'effetto di grandeur di alcuni brani, come la surreale "Amie" o la quasi perfetta dichiarazione d'amore (ebbene si, per la maggior parte degli episodi si tratta di un disco che parla d'amore, ma credete non è mai l'amore mieloso!) di "The Blower's Daughter". Altrove invece viene addirittura usato un buffo e quasi volutamente tronfio coro lirico (in "Eskimo", altro gran pezzo...), per poi invece scivolare nella semi-Waitsiana "Cheers Darlin'", sofferto rimorso di un amante abbandonato in sbronza da fine sera,con tanto di rumore di bicchieri (curiosamente questo pezzo ricorda, nella base strumentale, nientemeno che "Un Anno D'Amore" di Mina...). Ecco, proprio l'impiego di strumenti da musica classica sembra essere stato fatto quasi di proposito in modo un pò sopra le righe: mi ha ricordato l'uso che se ne fa in Bryter Lyter di Nick Drake, ma là era una cosa decisa dai produttori e Drake se n'era più volte detto scontento, qua invece sembra proprio voluto e cercato. Per il resto, aggiunto solo che l'unico pezzo che non mi piace è "Cannonball", e che nel disco ci sono due tracce nascoste, una delle quali è una nuova versione del classico natalizio "Silent Night" cantato in solitaria dalla dolce Lisa, vi dico che forse la cosa più bella di "O", aldilà dei singoli pezzi, è proprio questo connubio davvero riuscito tra un'indole molto dolce e intima (da qualche parte avevo letto triste, ma personalmente, a parte qualche episodio, qua di tristezza non ne vedo proprio traccia ), molto "da cameretta", e un arrangiamento qua e là più epico ( alcune aperture sonore mi hanno fatto venire in mente certe cose dei Sigur Ros o dei Mercury Rev...).Probabilmente non faticherà ad accompagnare qualche vostra serata di coccole (solo quelle, mi raccomando, questa non è musica per sedurre!!!)


di: BLIXA

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