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TWILIGHT SINGERS

Per i nostalgici degli Afghan Whigs

TWILIGHT SINGERS, .    

Supporti > Reduci della stagione d'oro della Sub Pop e delle camicie di flanella, alfieri e paladini della musica dei primi anni '90, meglio se proveniente da una città famosa più per pioggia, computer e aerei (oltre che per essere la città principale dello stato in cui fu girato Twin Peaks...) che per altro, ecco il disco per voi: certo non conoscete solo le sacre divinità aleggianti tra profumi di teen ager, marmellate di perle, giardini sonori e alici incatenate vero? Anzi, avete sviscerato tutta la produzione di quegli anni e nessuna band vi è sconosciuta...e perciò concorderete che i misconosciuti Afghan Whigs, in particolare con il loro classico "Gentleman", sono stati una delle migliori formazioni rock di quegli anni, anche se forse troppo "obliqui" e ambigui per conoscere il successo che avrebbero meritato...Beh, ecco la seconda prova quasi-solista del loro guru Greg Dulli, a capo del progetto Twilight Singers coadiuvato da svariati ed eclettici musicisti tra cui il prezzemolino Mark Lanegan (ma in questo caso si tratta di vera e lunga amicizia...) e addirittura la pupilla anni'80 di Prince Apollonia! Di che musica si tratta? Beh, già con gli Afghan Whigs Dulli non nascondeva certo il suo amore per ritmiche e strutture di funky bianco, condite con un piglio decisamente indie-rock e un cantato spesso sgraziato e urlato che declamava liriche oscure e volentieri sporcaccione, in una sorta di versione alternative di Prince (come nella stessa epoca del resto facevano anche i Brad...)Diciamo che questo traspare anche in "Blackberry Belle", anche se i toni generali vanno a pescare in cantati più epici e "disperati" nello stesso tempo (ascoltare ad esempio "Teenage Wristband", "The Killer", "Fat City"), e in atmosfere dove fanno capolino note di piano malinconiche o addirittura fiati (in "esta Noche"). I toni specie dei testi sono sempre molto drammatici e pesanti, e musicalmente si accompagnano a atmosfere spesso esasperatamente drammatiche anche quando suonate con strumenti tradizionali come il banjo (come in "Papillon"), o quando si aprono da toni cavernosi a atmosfere più evocative (secondo me Dulli deve aver ascoltato spesso "Disintegration" dei Cure mentre scriveva queste canzoni, specie per l'uso del piano..). La chicca si ha poi con l'ultimo pezzo, "Number Nine", dove Dulli dialoga con Mark Lanegan, che per l'occasione gioca a cantare ancora più sui toni bassi del solito, in un'atmosfera via via sempre più tesa fino al respiro finale dato dall' ingresso della voce femminile di Petra Haden, che permette al disco di finire con una versione del XXI secolo di "Great Gig In The Sky" dei Pink Floyd...Diciamo quindi che questo Blackberry Belle, pur non discostandosi troppo dalla musica che ci si aspetterebbe da Greg Dulli è comunque un ottimo disco, che sicuramente non deluderà chi ha amato il rock sensuale ed oscuro degli Afghan Whigs.


di: BLIXA

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