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THE RAPTURE

Digifunk o indietronic?

THE RAPTURE, .    

Supporti > Ascoltare Echoes al giorno d'oggi vuol dire tornare indietro a quando la new wave stava per esalare gli ultimi respiri vitali (il "tradimento" dei New Order che facevano uscire Blue Monday abbandonando definitivamente il lato-spleen che gli arrivava dai Joy Division? Oppure i Blondie che collaborano con giorgio Moroder? Scegliete voi, gli anni comunque son quelli lì...) e si cercavano di sperimentare strane commistioni tra il gelo dei primi sintetizzatori e le secche ritmiche di derivazione funky: Gang Of Four e P.I.L. (quelli di "This Is Not a Love Soooong"!!!) erano tra i gruppi principali a occuparsi del viaggio in questi lidi sonori, e di sicuro la loro lezione deve essere stata imparata molto bene dai Rapture. Sì, perchè molti di questi elementi fanno bella mostra di sè in questo lavoro: beat martellanti, basso a "tenere su" il pezzo e chitarre stridentissime che si accompagnano a freddissimi pianoforti e tastiere o a altrettanto glaciali inserti di sax, il tutto completato dalla voce di Luke Jenner, che si muove su vocalità un pò alla Robert Smith e un pò alla John Lydon, sempre pericolosamente in bilico sul pericoloso abisso della stonatura, anzi , a volte anche cadendoci deliberatamente dentro (come in "Open Up Your Heart"). Quindi? Direte voi...Beh, quindi i Rapture scrivono anche, e soprattutto, dei pezzi della madonna, non aspettatevi una semplice scopiazzatura di certa musica anni'80, anzi, a me la loro musica sembra piuttosto fresca, specie se confrontata con altre realtà che si sono cimentate di recente con revivalisti recuperi di sonorità di quegli anni...Ascoltate per esempio l'iniziale dance-noir (se mai esiste la dance-noir) di "Olio", o la balzellante "I Need Your Love", che vi farà venir voglia di essere catapultati nel 1983 a Londra. Certo, non è tutt'oro quello contenuto in Echoes, infatti ci sono un pò di brani a mio avviso poco convincenti , e cioè quelli più soft o vagamente r iflessivi, come "Love Is All", con la sua chitarra e le rullate di batteria che mi hanno fatto venire in mente addirittura certe cose degli Who di Tommy, oppure "Heaven": evidentemente il gruppo non è così maturo per rallentare e dilatare le canzoni, anche se una doverosa eccezione va fatta per il brano finale, "Infatuation", che al contrario proprio in una certa dilatazione trova la sua bellezza, insieme alla bella batteria e al grande lavoro delle tastiere, che rendono il pezzo super suggestivo; certo rimane indubbio però, che quando poi i ritmi salgono di nuovo, come nel singolone "Sister Saviour" o nella chicca "House Of Jealous Lovers" (la canzone migliore del disco, secondo me, e comunque il riempipista che vorrei in ogni discoteca dove vado a ballare...), i Rapture tornano a conquistarvi, e la cosa avviene anche con il basso marcissimo di "The Coming Of Spring" e con la fender funkissima della title-track (dove tra l'altro la voce di Jenner assomiglia in mod o quasi inquietante a quella di Johnny ex-Rotten Lydon). E così il disco si mantiene per quasi tutta la durata su questi ritmi molto adrenalinici e sintetici. A me, per quel che può valere, piace un bel pò, proprio perchè mi sembra molto sincero e non solo un progetto ruffiano e modaiolo o al contrario filologico e "secchione". Se poi riuscite a non farvi contagiare dall'isterismo della voce in pezzi come "Killing" (immaginatevi un Robert Smith appena fatto di speed...) ma invece vi fate rapire dalle basi davvero danzereccie di Echoes secondo me avrete trovato il disco per le vostre feste danzanti di quest'estate...


di: BLIXA

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