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MORRISSEY

Rieccolo tra noi dopo sette anni di oblio

MORRISSEY, .    

Supporti > La zazzera appena un pò imbiancata ma sempre con il ciuffetto davanti, lo stile impeccabile con cui si affaccia dalla copertina di questo ritorno discografico dopo sette anni di oblio ( un perfetto gessato in stile Chicago anni'30 ) e la proverbiale ironia intrisa di acida incazzatura col mondo, e ottimamente rappresentata dal mitragliatore alla Al Capone puntato contro noi ascoltatori (the quarry, la preda, appunto...): Morrissey riappare sulle scene e il mondo sembra tornare indietro perlomeno di un decennio. L'inglese più inglese del mondo (e non conta che ormai da anni viva a Los Angeles) risbuca con immutata classe dai meandri dell'anonimità in cui solo soletto si era cacciato e dà alle stampe questo "You Are The Quarry" che, pur non essendo nella sua totalità un capolavoro imperdibile, credo sia una delle migliori cose da lui proposte dopo lo scioglimento dei mai troppo amati Smiths. La ricetta, a dire il vero, è ancora quella, e del resto non è che mi aspettassi altro: stiamo parlando di purissimo e cristallino pop, perfettamente costruito e arrangiato, appena appena aggiornato ai nostri tempi con qualche timido sample quà e là, e con la voce che lancia parole come macigni incastonandole in melodie che più melodiche proprio non si può. Già perchè questi sette anni di silenzio hanno fatto arrabbiare ancora di più con sè stesso e il mondo il buon Morrissey, che nei primi tre pezzi se la prende rispettivamente con l'America, gli inglesi (qua sembra di tornare ai tempi di "The Queen Is Dead", con Moz che si augura che "arrivi il tempo in cui i suoi connazionali sapranno stufarsi di liberali, conservatori e sapranno persino sputare sul nome di Cromwell") e Gesù, il tutto come dicevo incredibilmente cantato con flemma su gioiellini pop che mi domando come possano ancora esistere e non essere ancora stati rubati dal Paradiso delle Armonie! Musicalmente siamo ancora dalle parti di "The Queen...", con i brani molto d'atmosfera come "Come Back To Camden" e "The World Is Full Of Crashing Bores", in verità forse i momenti più deboli del disco, alternati a pezzi più decisi come il singolone "Irish Blood, English Hearts" e "How Could Anybody Possibly Know How I Feel?" (titolo lunghissimo ma perfettamente esplicativo di gran parte della poetica dell'uomo di Manchester e tutto giocato su un testo cinicamente autoironico, quasi un seguito di "Heaven Knows I'm Miserable Now" di epoca smithsiana), il tutto che conduce alle vere e proprie gemme, costituite dall'incredibile pop di "1st Of The Gang To Die"(boh, a me fa proprio venire in mente il RainbowClub quand'ero adolescente e mettevano gli Suede di inizio carriera, pensare che invece parla di lotte fra gang di L.A...) e "Let Me Kiss You", delicata e romanticissima quanto stronza ballata ("Chiudi gli occhi e pensa a qualcuno che fisicamente ammiri, poi lascia che ti baci"!!!). Insomma, You Are The Quar ry è un disco senza tempo, fatto di belle canzoni di una volta e decisamente emotivo: Morrissey è in gran forma con il suo cantato emozionale e da imperturbabile seduttore e il disco si ascolta molto piacevolmente, a parte ogni tanto qualche caduta, subito compensata dalle chicche di cui ho parlato prima (citerei anche "I Like You" e "You Know I Couldn't Last" tra i pezzi proprio belli); certo, si avverte, e non è cosa da poco, soprattutto a livello compositivo, l'assenza dell'altro gemello del gol degli Smiths, il grande Johnny Marr (il miglior chitarrista degli anni '80? Ai posteri l'ardua sentenza..), ma credo che ormai la loro incomunicabilità sia pari solo a quella tra Vieri e Zaccheroni, perciò bisognerà rassegnarsi e accettare che i dischi di Morrissey siano dei quasi-ottimi dischi alla Smiths, apprezzando piuttosto la davvero incredibile capacità di fare pop di classe e unirlo ad alcuni dei testi più intelligenti (per quanto, và detto, talv olta un pò moralisti e menosi...) della musica di oggi. E scusate se è poco!


di: BLIXA

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