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FIGLI DI MADRE IGNOTA

Perche' Carosone non e' morto, e a Milano si puo' sognare come a Napoli, e il rocksteady ha un sapore in minore, e i ragazzi ci hanno dato ancora un disco imperdibile...

FIGLI DI MADRE IGNOTA, .    

Supporti > Io non saprei come cominciare, se non fosse che questo disco mi entra ed esce dalle orecchie come una colonna sonora che sta in repeat nella mia autoradio scassata con un cd di Kustirica bloccato negli ingranaggi. Quindi sara' come quello che ho provato la prima volta che ho sentito sti' ragazzi, con Kanakapila, che mi ricorda un'estate a casa di mio fratello da solo mentre lui era in ferie. Inutile dire che ho afferrato subito il cd e l'ho messo subito in repeat (anche qui) a Cesenatico. Ci stava bene, con le palme finte. A parte gli scherzi. Non mi usciva piu' dalla testa. E Tamboo Tamboo fa di meglio, se possibile, sta attaccato ai timpani e ti fa saltare sulla seggiola come un ragazzuccio quando ascolta per la prima volta i Sex Pistols.

Tamboo Tamboo come il bastone da battaglia in Costa Rica, canna di bambu' con cui si fustigavano e poi usato nel calypso, parte con una banda, che sembra proprio una banda di paese, infatti e' la banda di Abbiategrasso, che esegue un tema del disco, il tema di “la cannibal family”...e parte in sottotono, riverberata, come sentire la scena della processione ne “La Strada” di Fellini...e l'effetto e' pazzesco, come se stesse per succedere qualcosa di veramente importante, durante la festa di paese...infatti parte “akuasporca” con uno swing fatto di riff di fiati, e tensione, e Buscaglione. “la cannibal family”, tra politica (mi sembra...) e tarantella, e' divertimento che potrei ascoltare sempre, continuamente, un pazzo crede di dominare una tribu' ma viene mangiato dai cannibali Gnam Gnam...La polka c'e' sempre, in questo caso “polka della polizia (lunga vita ai brave combo)”, dove i temi buscaglioniani si attaccano a un ritornello perfetto. “amarena” si attacca all'anima con le sue chitarre surf e il suo tempo di beguine. Basta pensare al tema...un carcerato decide di evadere, ma per poter gustare il dolce frutto dell'albero di amarene fuori dalle mura, si fa prendere dalle guardie e arrestare. Il tutto in una canzone di sentimento struggente, che potrebbe essere una dedica d'amore che ammazza. “caffe' turco” e' klezmer-surf, divertente come un pezzo klezmer-surf, dove il klezmer perde tutto lo scuro-arabo del klezmer, e prende il dolce del surf. Si balla e basta! “l'altro lato del paradiso” e' cha cha cha, e dopo un'intermezzo c'e “milano-manaus”, che ti fa dire ok, adesso basta con le cazzate e ascolta, qui c'e' roba seria, e quando i Figli ci si mettono ti danno una scarica di melodie di fiati in levare che fa impallidire Roy Paci e lo fa rintanare in Sicilia tra i fichi d'india (scherzo...) , e ti fa ricordare Kanakapila di “Fiori Blu”. Quello che mi lascia letteralmente a terra di loro, e' il fatto che ti mettono li' una melodia semplicissima che richiama Paolo Conte, e allo stesso tempo dici...ma e' perfetta...”ohi marie!” parte come un treno a velocita', spacca di nuovo, fa saltare, e “ciabattino dei tre desideri” e' popolare, musica popolare semplice come Nino Rota era semplice (?) ma popolare, ed e' a un passo da Nino Rota in “Le Notti di Cabiria” alla fine (si lo e', andatevelo a sentire!!), nel suo bel levare di marcia bandistica e favola pinocchiesca. E che dire di “solo per te”, un inizio live sfasciato e insonne e il seguito in studio...ritornello da cantare, testo perfetto, metrica, ritmo a rotta di collo. Boh cosa si vuole di piu'? Io non lo so.

E il disco e' arrangiato da dio, non un pezzo fuori posto, e' pieno di melodie e striscie di tastiera old style, chitarre che danno i brividi. E gli intermezzi parlati o registrati, misto di prese dirette al mercato di Antignano (robb' e' bbuticche) e parlato in studio, e pezzi di film, vocine modificate...”Callasdigomma”, dove mi immagino una Maria Callas finta che fa le prove con Aaron che non riesce a stargli dietro...

Insomma...uno potrebbe dire retro', se non fosse che retro' e ' troppo limitativo per uno come me che ha avuto Fellini nel sangue, perche' loro sputano Fellini e cabaret da tutte le parti, e di band del genere ce n'e' sempre bisogno di questi tempi. Perche' ascoltarli e' come andare al cinema, entrare e trovarsi negli anni 40, senza sapere perche'. Perche' io amo il modo di sognare del Pampa e dello Zorro, il loro scrivere le canzoni sognando, Sono milanesi che sognano, e sognano un mondo come nei manifesti di un film a Napoli mentre Carosone impazzava nei teatrini di rivista, e un milanese che sogna ancora e' oro colato. E poi chi non vuole vivere in quel mondo scazzarone e fumoso da tendone del circo? Da commedia all'italiana? Datemi retta, fa sempre bene ampliare la testa, e ritornare ai film di Toto' e all'infanzia remota. E ballare, perche' la loro musica fa ballare. E chi usa i fiati cosi' ancora? No, ditemi chi li usa. Ok, qui sono un po' piu' puliti del primo disco, ma come sono arrangiati? E il suo vibrato fasullo-recitativo? E non mi importa, lo devo dire sinceramente, se a volte c'e' il re minore che va avanti battute su battute in up-tempo, io potrei sentirlo per ore quel re minore, perche' e' bello perdersi in un re minore coi fiati che fanno appoggio come in Tamboo-tamboo. Poi, voglio dire, a trovarne chitarristi che prendono il surf e lo tritano e lo danno in pasto a Ennio Morricone o Link Wray. Ma io, personalmente, di fiati cosi' e di chitarre cosi', e di canzoni cosi', ne vorrei sentire al mattino presto da quando mi sveglio a quando entro al lavoro. Ogni mattina


di: IVAN SMIRNOFF

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