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THE BLOOD BROTHERS

Piccoli schizoidi crescono (e bruciano tutto).

THE BLOOD BROTHERS, .    

Supporti > Tanti ne parlavano bene, di questi Blood Brothers, la “nuova” scoperta di Ross Robinson. Spinto dalla curiosità trovo un’offerta su Amazon e me li compro. Meno di quindici euro e quattro giorni dopo ho in mano il pacchetto, lo apro e inserisco il cd nel lettore. E che trovo? Una versione cazzuta di Ian McKaye (cantante dei Fugazi) che ha delle crisi di personalità e si crede di essere Mike Patton che grida come un ossesso, circondato dagli altri fratelli di sangue (anch’essi probabilmente fuggiti da un ospedale psichiatrico dopo averlo distrutto) che per tutto il tempo violentano gli strumenti creando una sorta di crossover pazzoide disarmonico e nichilistico che non lascia un attimo di respiro... gasp... non ho più l’età per questo casino...
Ecco, necessito di un attimo di pausa per riordinare le idee. Metto a fuoco. I cantanti sono due, e sputano fuori cose al limite del sensato: “Bulimic rainbows vomit what? Soured palm sputter waxy wax stink. Boiling lagoon chewing bubble gum pink? The vicoden volcano spews and salivates?”, oppure “Save the falsetto valentines for the black ice cube toast, for the filth roast”. Anche se la perla vera è: “Unfortunately this Marilyn Monroe is a secret Zeppelin set on a crash coarse with your cumshot museum with the blowjob bunny mansion” (Già li amo…). Frasi velocissime, quasi incomprensibili per questo gruppo di Seattle che di Seattle non ha proprio nulla.
Attenzione: non è un semplici insieme di volgari picchiatori e urlatori. Sono anche dei picchiatori e degli urlatori, certo, ma riescono a fondere tantissimi elementi in un vero calderone crossover. Begli stacchi, sorprendenti cambi di tempo, trame posthardcore, modulazione del cantato e inserti di chitarra acustica e painoforte distorto rendono alcune canzoni davvero speciali, tra cui “Cecilia and the silhouette saloon”, “The salesman, Denver Marx” e “God bless you, blood thirsty zeppelins”. Il resto contenuto in questo loro terzo lavoro rimane comunque abbondantemente sopra la media. Sottolineo ancora: crossover. Da non confondere con tanti sottoprodotti patinati, tutti uguali e senza un briciolo di innovazione. Qui non ci sono posers nu-metal, ma ragazzi con un lucido talento. O solamente dotati di semplice pazzia


di: EDDIE FELSON

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