BJORK

Una, nessuna e centomila Bjork

BJORK, .    

Supporti > Già in passato Björk ci ha abituato a prove di ascolto impegnative, ma certamente Medulla, che in islandese significa midollo, è il suo disco più ambizioso e rischioso. La musica del folletto Islandese si riduce alla sua essenza, infatti la maggior parte di questo album è fatto di sole voci che si accavallano l’una sull’altra. Per le basi ritmiche Björk si è affidata a tre maestri del beatbox (l’arte di ricreare i suoni di una batteria usando solo la propria bocca): Rahzel, membro dei Roots noto anche come “The Godfather of Noyze”, il giapponese Dokaka, se avete tempo andate a cercarvi in internet le sue cover degli Iron Maiden, e Shlomo, astro nascente del beatbox britannico. Tra le voci figurano invece musicisti del calibro di Robert Wyatt e Mike Patton. Il disco rende al meglio se ascoltato in cuffia, solo così si possono apprezzare pienamente i raffinati intrecci di voci su cui sono costruite le canzoni di Medulla, la cui forza sta proprio nella quasi totale assenza di strumenti suonati senza che se ne senta la mancanza. Tutto ciò rende questo album difficile quanto riuscito. La prima canzone celebra il rapporto di amore quasi morboso e comunque ossessivo che lega Björk alla sua musica, una sensazione che la cantante ha potuto riassaporare dopo un lungo periodo dedicato alla figlia in fasce. Björk paragona il coinvolgimento totale provato durante la stesura di un nuovo brano all’atto di buttarsi in mare da una scogliera: la splendida “Pleasure is All Mine” è la sintesi di questo sentimento e scusate se è poco. L’atmosfera si fa inquietante con la spaventosa quanto bellissima “Where is the Line?” nella quale, sui beats diabolici di Rahzel e sulla solennità dell’Icelandic Choir, Patton doppia la linea vocale di Björk con fare da orco cattivo. Sembra proprio di scappare in un bosco stregato nel quale gli alberi hanno preso vita e cercano di intrappolarci. Per fortuna questi momenti di alta tensione sono intervallati da brani come “Show Me Forgiveness” e “Vokurò” (ninna nanna dedicata alla figlia) dove la voce di Bjork si fa più dolce e tutto al più è accompagnata dal coro. Altrove Björk si diverte a sovrapporre più tracce della propria voce finendo per creare un intreccio ipnotico su cui cantare a squarciagola alla ricerca di note sempre più acute, occhio ai vetri se ascoltate “Öll Birtan” in macchina! Le parole di questa canzone, così come quelle di Miðvikudags, appartengono a una lingua inventata da Bjork. Pare che in giovane età la ragazza fosse così timida da comporre i suoi testi in questa lingua fantastica di modo che gli altri non potessero capirne il significato. Servendosi di due vecchi mangianastri registrava voce su voce, creando così le sue prime canzoni. Possiamo dire allora che tutto questo disco, sia per la tecnica di composizione che per i sentimenti espressi, guarda indietro a quell’epoca in cui una Björk ancora ragazzina sognava ad occhi aperti in una fattoria islandese. Bisogna attendere fino alla traccia sei per udire distintamente un giro di basso eseguito al sintetizzatore. “Who is it?” è sicuramente il pezzo più pop, talmente orecchiabile e accattivante che in confronto all’incipit del disco sembra di ascoltare Debut o Post. Nella seconda metà del disco l’umore si fa decisamente più introspettivo, come nel duetto con Robert Wyatt e nella bellissima quanto poetica “Desired Constellation”. Questa atmosfera malinconica viene interrotta da due sussulti. Il primo è “Oceania”, canzone commissionata alla ex-Sugarcube dal Comitato Olimpico di Atene 2004 ed eseguita in anteprima alla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi. Scritta dall’amico e poeta Sjón Sigurdsson, “Oceania” vede Shlomo cimentarsi in quello che Björk definisce un “techno tango beat” mentre il London Choir si lancia in una melodia molto simile ai versi di un delfino. Detto così è tutto un programma, ma l’effetto complessivo è notevole. La seconda scossa è data da “Triumph of a Heart”, pezzo di chiusura di Medulla, in cui spicca un techno groove geniale di Dokaka. È proprio con la musica techno Björk dice di volersi cimentare in futuro. Sicuramente ci stupirà un’altra volta, perchè Medulla è la dimostrazione che alla domanda “Where is the line with Björk?” non c’è risposta


di: MC CANDLESS

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