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STARDOG

Silent is sexy

STARDOG, .    

Supporti > Credo fermamente nel rock & roll… ma a volte affondo nel viscidume della nuova generazione rock, chiedendomi perché non esista un selettore naturale.
Per grazia di Dio (Elvis), c’è ancora chi ama lo spirito ribelle e sofferente dello stare al mondo… quindi non posso che elogiare il nuovo lavoro degli Stardog.
Dopo 2 demo degne di nota e numerose vicissitudini interne al gruppo, finalmente è uscito il loro primo EP (purtroppo solo per il “progetto sottosuono”. Ndr.).
Con la definitiva formazione, gli Stardog, raggiungono un equilibrio musicale invidiabile a qualsiasi band italiana. Una sezione ritmica diretta, semplice, ma soprattutto incredibilmente “raw”,è data dall’ottimo batterista Stefano (ex Pranxter e unico originale Stardog insieme al fondatore Manuel) e all’incredibile versatilità del bassista Simone ( membro dei 5WD). Le chitarre di Francesco affondano nel puro surf-garage, esaltando lo spirito rock & roll, vero e puro, che ormai manca nello spirito del rock moderno, (grazie a quei gruppi di femminucce che stanno avendo successo a causa dell’ignoranza musicale dei giovini, vedi Jet, ecc…). Alberto (anche 5WD)… chitarrista… rende fluida ogni nota, e, nel connubio con Francesco, crea sogni sul limite della psichedelia romantica, mantenendo altissimo l’impatto creato dall’insieme di questi Cani Stellari.
Ma ciò che rende unica questa band (senza togliere niente agli “Incredibili” strumentisti) è Manuel, che raccoglie le forze per rendere ogni pezzo Rude e Potente, e allo stesso tempo Fragile e Romantico.
Il Cane Stellare Cantante riesce a completare quello che potevano essere gli anni 80 a metà tra il romanticismo e il decadentismo, interpretati con un’incazzatura che pochi hanno saputo dare, senza perdere un minimo di dignità, o cadere nel fighettismo fine a se stesso, tipico di molte band di quegli anni.
Ascoltando la prima traccia “Waiting For The Storm”, è incredibile l’impatto che dà la parte iniziale. Perfettamente costruita intorno ad un giro di basso ai limiti del verosimile, le note scivolano come gocce di pioggia sui vetri d’inverno, e la batteria sembra scandire il passo ad un uomo che cammina sfinito verso la fine… Ma lentamente, come in attesa della Tempesta, il timbro vocale cambia, fino a quando il pezzo si apre in un incredibile “vento” di suoni (giuro la sensazione è quella!anche grazie al piano di Francesco), per poi decollare in modo vertiginoso in un turbinio di rabbia e sofferenza, che non può che ricordare il colore del cielo, durante un temporale di quelli che non si scordano tanto facilmente…(naturalmente, la tempesta, potrebbe benissimo essere una donna…ndr)
Il secondo pezzo “The Crash”, è forse l’unione perfetta tra poesia e rock& roll. Basta sentire la voce, i suoni di chitarra totalmente garage e quel cazzo di piano da film horror! E’ veramente il miglior modo per descrivere un “botto coi fiocchi”: il piano… vetri che si rompono, le chitarre… gomme che slittano alla ricerca di una impossibile tenuta stradale, mentre la voce è la perfetta espressione della disperazione-terrore di un uomo che vive i suoi ultimi istanti. Veramente un pezzo che mi crea problemi ogni volta che lo ascolto… mi avvolge. Malinconica, un po’ sgraziata, a tratti molto originale, è la ballata “Duende”. Devo ammettere che questa terza traccia è quella che meno colpisce, al primo ascolto, ma possiede degli inserti molto interessanti, che non mi permettono di giudicarla meno all’altezza delle altre composizioni.
Stupendamente, “Hungry Dog” risveglia il cane rabbioso che c’è in noi. Al limite del r&r e del country rock, le note portano ad un duello all’ultimo sangue, ma sempre (non so come diavolo faccia Manuel, ma ci riesce comunque) con un tocco romantico che rende magico e accattivante il pezzo.
“Line”… un piano e una melodia di voce interpretati alla perfezione, riescono a rendere sensibile anche un rinoceronte dopo un concerto dei Carcas! Questa è Una Canzone… fatta e finita, perfetta e romantica, limpida e fragile. Ogni strumento la rende sempre più coinvolgente fino all’inverosimile… forse, quando ho sentito la prima volta “Where did you sleep last night” eseguita dai Nirvana nell’umplugged, ho avuto gli stessi problemi di lacrimazione. Una vera ballata, che non ammette critiche, che rimane comunque r&r, grazie ai suoni impassibili degli strumentisti, senza i quali, tutto, per Manuel, sarebbe stato inutile.

A fine ascolto dell’intero supporto, l’idea è di una storia d’amore che inizia “Aspettando La Tempesta”, soffre con il “Botto” e s’innamora di “Nostalgia”. Litiga come “Cani Incazzati” e piange per la sottile “Linea” che separa l’amore dalla buia tristezza.

Un lavoro ottimo.


di: CALIFORNIA

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