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KASABIAN

Figli degli Stone Roses, pionieri del viaggio elettronico

KASABIAN, .    

Supporti > Sicuramente si tratta di un nome impegnativo, Linda Drouin Kasabian infatti è stata prima autista per gli omicidi della Famiglia Manson e poi test chiave per incastrare Charles Manson e compagni. Musicalmente l’associazione con la sperimentazione e la follia degli anni ’60 non è certamente letterale, ma è tutto al più individuabile nell’energia delle basi arricchite da synth e campionamenti e nei testi spesso indecifrabili (nonsense o geniale psichedelia, decidete voi) di Tom Meighan, voce della band di Leicester. Legittimi figli degli ahimè estinti Stone Roses, i Kasabian ricordano la storica band Inglese sotto molti aspetti, primo fra tutti l’uso delle voci e dei cori: sia a livello melodico che timbrico. La musica di questa giovane band è subito accattivante e i potenziali riempi pista delle vostre serate danzanti sono davvero tanti, The Music avranno un concorrente ostico quest’anno. Si parte con i cori animaleschi di “Club Foot”, degni di un novello Tarzan dell’era digitale, per passare a “Processed Beats”, sulla quale senza volerlo vi ritroverete a dondolare la testa sul groove di basso e batteria. I bpm incalzano senza tregua portandoci nella fantastica “Reason is Treason”, nella quale è difficile pensare che frasi come “You can’t face your country using you” e “both sides overcome by the need to fight it” non abbiano niente a vedere con l’amministrazione Blair e il suo impegno in Iraq. Nella parte centrale dell’album la ricerca di nuovi suoni si fa intensa. Con le sue atmosfere ambient e i suoni digitali in primissimo piano, “Running Battle” è senz’altro il pezzo più marcatamente influenzato dalla scena elettronica inglese. In questo senso è inevitabile fare un parallelo con la direzione musicale dei Primal Scream. Anche perché talvolta con il suo cantato un po’ trascinato Meighan ricorda parecchio Bobbie Gillespie. Passando attraverso atmosfere orientali e scienziati fatti di LSD ci si può riposare un po’ con “Butcher Blues”, la cui base strumentale non striderebbe in un disco dei francesi Air. Si chiude con il malinconico electro-synth pop di “U. Boat”, forse l’unico momento poco convincente all’interno di un lavoro di altissimo livello, che pone i Kasabian, in compagnia di British Sea Power e Franz Ferdinand, come una delle realtà britanniche più interessanti degli ultimi tempi.


di: MC CANDLESS

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