BLOOMRIOT > Sentito > SLASH'S SNAKEPIT

SLASH'S SNAKEPIT

Hard rock barocco e trasformista

SLASH'S SNAKEPIT, .    

Supporti > La seconda prova degli Snakepit risulta incoerente a chi abbia già avuto modo di ascoltare l'opera prima "It's Five O'Clock Somewhere" (1995). Viene temerariamente abbandonata la vena hard rock blues per una bizzarra sintesi alchemica, che, se all'inizio sorprende per intenzione e originalità, alla lunga disorienta l'ascoltatore e si rivela piuttosto come una bella promessa mancata.
Le potenzialità della nuova line-up, completamente riconfigurata nei cinque lunghi anni trascorsi dall'album d'esordio, sono evidenti e brilla soprattutto il nuovo cantante di colore Rod Jackson, oscura stella southern rock della Virginia, maestro trasformista in equilibrio, talvolta precario, tra un blues innato ed ancestrale e la miscela stilistica tentata da Slash in questa occasione.
Gli elementi della band contribuiscono a conferire potenza e aggressività degna dell'hard rock vecchia scuola, ma il problema di base sono canzoni senza dubbio solide, ma a volte poco dinamiche, quasi monolitiche che scivolano troppo spesso in banali luoghi comuni nel tentativo di attraversare in scioltezza diverse sonorità, dal rap di Mean Bone (feat. Raya Beam, comunque ottima) al soul di un'hendrixiana Ain't Life Grand (titolo peggiore non si poteva scegliere) al metal anacronistico di Speed Parade e The Alien. Alcuni momenti sono comunque ottimi, all'altezza del personaggio che comunque porta avanti un progetto solista sotto l'emblema di band "democratica": Been There Lately e Just Like Anything, per esempio, sono missili hard rock che demoliscono qualsiasi incertezza, mentre Serial Killer è terribilmente accattivante ed originale con un inquietante riff iniziale carillon ossessivo e cupo.
I testi in generale sono meno banali della media anche se a volte un po' ridicoli ("Do you like the way I murder your heart?" (Serial Killer)… forse era meglio il "back off bitch!" di Axl…). Come produzione (Jack Douglas), un pregio sicuramente da evidenziare è la scelta assolutamente positiva di registrare in analogico, si sente e si apprezza.

Dal vivo (Milano, 22 dicembre 2000, Alcatraz), la band è stata quanto di meglio volevo vedere e ascoltare, sono riusciti a creare un'atmosfera d'altri tempi, a dimensione di club e con un pubblico neanche numerosissimo, ma sicuramente affamato di hard rock d'autore.
E Slash? Splende di modestia nella sua relativa assenza, stilisticamente è molto diverso dal 90's most soulful guitar player che gli veniva conferito lo scorso millennio…Si riconosce il tocco nei riff a volte indefinibili tanto si è persa l'originale matrice blues, ma gli assoli sono tutt'altro che memorabili, ricchi di autocitazioni in modo quasi imbarazzante, cinque anni di cazzeggio forse non sono tanti, ma non basta un killer riff per fare un album di assoli, con buona pace di tutti.


di: JIM TONIQUE

Articolo inserito il:


SLASH'S SNAKEPIT
Hai del materiale iconografico riguardante questo articolo? redazione@bloomriot.org