BLOOMRIOT > Sentito > AFTERHOURS

AFTERHOURS

Bentornati!

AFTERHOURS, . 2003-04-12    

Live in Bloom >

12 e 13 Aprile 2003: gli Afterhours deliziano il pubblico del Bloom con due ottimi concerti in cui nessuno dei musicisti sul palco si è risparmiato. Al termine della seconda data incontriamo Manuel Agnelli, visibilmente stanco, che gentilmente si presta a fare una chiaccherata

* Iniziamo da questa serata: come pensi che sia andata, anche in confronto al concerto di ieri?

Stasera è andata nettamente meglio. Sai, il Bloom non è un locale facile come acustica e c’è anche il fatto che oramai eravamo abituati a suonare in posti nettamente più grandi. Abbiamo voluto tornare nei club per riacquistare quel sapore di vicinanza col pubblico. Generalmente ci sono tanti problemi nei club a livello di suono e ieri sera un po’ li abbiamo patiti, anche se nei piccoli locali tutti questi problemi vengono stemperati dall’atmosfera e dal fatto che hai un rapporto più faccia a faccia. Mi sono divertito molto di più stasera e abbiamo intenzione di portare avanti questo discorso suonando in altri club, più o meno grandi come il Bloom.

* Cosa mi puoi dire invece del Tora! Tora! Festival? Ci sarà anche quest’anno?

Sì, anzi quest’anno faremo addirittura dieci date e quindi avremo la possibilità di girare in lungo e in largo per la penisola, dai primi di giugno alla fine di settembre. Sono molto contento dello staff che sta lavorando al festival perchè sta davvero facendo un lavoro pazzesco. Non so quanto potrà durare tutto questo perchè sta assorbendo tantissima gente e tutto per la gloria, di soldi non se ne vedono ma per adesso siamo galvanizzati per quello che è il Tora! Tora!.

* Ci saranno delle novità a livello di gruppi?

Sì, sia sopra che sotto: “sopra” nel senso che fra gli headliners ci sara qualcuno un po’ più “crossover” cioè in una posizione di mezzo tra il mondo dove viviamo noi e quello più ufficiale, mentre “sotto” nel senso che in dieci date abbiamo la possibilità di dare spazio a tutti quei gruppi che non hanno molta visibilità. È anche questo il senso del festival, di fare cioè da megafono per chi vive in questa situazione musicale.

* E quali sono i canali da cui attingete per questi gruppi “underground”?

Beh, cerchiamo di prediligere quei gruppi che già hanno fatto uscire qualche disco pur avendo poca visibilità e che potrebbero essere importanti per la scena italiana, gruppi di cui si parla già in giro. Prima di tutto questi perchè mi sembra più logico, ma da quest’anno spero di infilarci anche qualche gruppo che non ha nessun tipo di visibilità.

* Come li trovi? Magari tramite la Mescal (l’etichetta degli Afterhours n.d.r.)?

No, diciamo che li cerco io, leggendo giornali, ascoltando cd, parlando con la gente... ho un occhio di riguardo per la situazione e quindi conosco un po’ dell’ambiente. Questo discorso non è ristretto solo alla scena lombarda-milanese ma allargato a tutta Italia.

* Hai quindi una posizione molto attiva...

Sì, ma tengo a dire che il festival non è la mia “collezione di figurine”, non ci metto solo gruppi che mi piacciono e basta. Certamente il mio gusto può avere una certa influenza, però sto tentando di fare un festival che sia rappresentativo di quello che sta succedendo adesso, per cui è importante quanto un gruppo sia seminale, o quanto abbia un certo tipo di riscontro, magari anche a piccolissimi livelli.

* Una domanda che di solito si fa ad inizio anno: c’è qualcosa che ti ha entusiasmato o particolarmente colpito nelle uscite discografiche dell’anno scorso?

No. Sono andato a ripescare dischi molto vecchi, cose che avevo ascoltato all’inizio con un approccio completamente diverso da quello che ho adesso, e ho riscoperto tante cose. Non c’è niente di nuovo che mi colpisca, si sta sentendo revival del revival un po’ dappertutto oppure grandi fenomeni pompatissimi. Sai, più invecchio e più mi interessa la sostanza, e il discorso “attitudine” è marginale. Capisco che per un ragazzino l’attitudine vuol dire tantissimo, perchè ha bisogno di crearsi e costruirsi una personalità, ma a me che ho 37 anni non interessa più costruirmi una personalità dal punto di vista esteriore...

* L’hai già fatto presumo...

Bene o male sì, ma anche quattro o cinque volte. Quindi come ti dicevo ora guardo ai contenuti, alla sostanza. Non ho mai ascoltato così tanto Cohen e Dylan come adesso.

* Abbiamo notato che a dispetto degli inizi ora hai un modo diverso di usare la voce e quindi di approciarti ai pezzi più vecchi. Sembra che non ci sia più la rabbia che caratterizzava Germi, ma piuttosto tutto viene filtrato da un modo di cantare più controllato.

Può darsi, a me non interessa più cantare sguaiato e urlare in modo forsennato perche non è più questo il metodo di rappresentare ciò che sto facendo.
Il fatto è che non me ne frega più un cazzo di cantare così, di quell’approccio, di fare il ragazzino sul palco. L’ho fatto, ma ora sto cercando di fare cose diverse, e mi fa un po’ tristezza la gente che rimane sempre uguale nel tempo. Facciamo volentieri i pezzi vecchi appunto perchè non li eseguiamo in modo uguale, altrimenti non avrebbe senso. Sono anni che facciamo canzoni come “Germi”, “Dentro Marilyn”, “Voglio una pelle splendida” sempre allo stesso modo e ci hanno un po’ rotto i coglioni, non vogliamo più farle finchè non trovano una loro nuova dimensione. Posso capire la delusione del pubblico perche magari è come andare a sentire Lou Reed e ascoltare “Walk on the wild side” cantata in un altro modo.

* Il pubblico era abbastanza insistente stasera nel richiedere pezzi vecchi...

Mettiamola così: secondo me il pubblico non è giudicabile; magari puoi rimanere scocciato da certi atteggiamenti, ma d’altra parte è quello che comunichi tu che condiziona il pubblico. Se noi abbiamo un pubblico così, che talvolta è esagerato, è perchè c’è magari qualche difetto da parte nostra nel comunicare il nostro linguaggio. Ma ti dirò anche che tanto è un difetto ma tanto in realtà dobbiamo stare attenti prima di tutto a noi stessi, a quello che abbiamo voglia di fare noi, non quello che si aspetta il pubblico. Uno come Paul McCartney fa le scalette dei concerti per il pubblico, perchè lui si emoziona quando il pubblico risponde. Per me invece non è così, è importante per me quando io mi emoziono, ma non perchè mi esalto ma perchè le cose le sento dal punto di vista strettamente musicale. Per cui stiamo attenti prima di tutto a noi stessi. Capisco che il pubblico può essere deluso, questa cosa non mi è indifferente, assolutamente, ma a volte invece mi piace che il pubblico sia deluso.

* È una forma di provocazione...

Beh, noi siamo nati come un gruppo che doveva essere disturbante e poi siamo diventati un gruppo quasi nazional-popolare. Alcuni hanno considerato ciò come una sconfitta tremenda, ma non io. Il discorso è che dobbiamo stare davvero attenti a noi stessi, dobbiamo stare attenti a non diventare dei cartonati che vanno sul palco per fare un teatrino sempre uguale. Il problema è anche che facendo cento date all’anno è già difficile accontentare te stesso.

* Magari questo problema poteva anche uscire anche in questi due concerti, in due giorni di fila e nello stesso posto.

In realtà qui è stato diverso. Secondo me stasera abbiamo suonato peggio tecnicamente, ma è stato un concerto con un senso, mentre ieri sera è uscita semplicemente una cosa sensa senso, anche se magari abbiamo suonato meglio. Poi la reazione del pubblico dipende anche dai gusti delle persone, ma io non posso e non voglio stare attento sempre a quello che sentono gli altri, altrimenti finirei per fare cose uguali e ripetitive, per cercare di non scontentare quelli che ci seguono. In realtà abbiamo fatto dischi che, anche all’interno dello stesso genere, sono molto diversi l’uno dall’altro. Questo magari è anche il discorso che si può fare col cantato: certamente non canto più come a vent’anni.
Prendiamo ad esempio il cantante dei Soundgarden, ora con gli Audioslave: a me adesso fa un po’ tristezza. Lui ha veramente una grandissima voce e per un certo periodo mi ha appassionato per il modo in cui cantava, era veramente coinvolgente. Ora sembra un po’ un pupazzetto che fa sempre le stesse cose, che deve per forza urlare... Io non volevo cadere nello stesso tranello, ma è anche vero che col passare del tempo la voce si modifica, adesso sotto ho più “pasta” e mi piace sentire quel tipo di armoniche e in questo modo mi sembra di essere più coinvolgente, più emozionante che non urlare e basta. Non so, magari stasera ero un po’ stanco, ci stiamo davvero impegnando molto...

* Beh, fare due date di fila, cantare e suonare come avete fatto voi, con una scaletta così lunga è davvero impresionante...

Beh sì, due sere di fila è dura, ma la verità è che ci divertiamo a suonare, ed è difficile convincere la gente di questa cosa, davvero non ci credono. Forse abbiamo perso un po’ la rabbia, ma adesso nei concerti abbiamo raggiunto una musicalità che ci galvanizza, e per un musicista questo è davvero importante.

* Un ultima domanda e poi chiudiamo: sei impegnato anche in progetti letterari?

Sto scrivendo qualcosa con Emidio Clementi, una specie di commentario su Tondelli, ma che in realtà è una scusa per scrivere con lui in prosa. È una cosa completamente diversa dall’altro libro che avevo fatto uscire (“Il meraviglioso tubetto”, Mondadori) e che era molto più adolescenziale: erano cose scritte a vent’anni, in cui c’erano anche le bozze che avevano portato ai testi di alcune canzoni. Ma non ho urgenze da questo punto di vista, non voglio farlo diventare qualcosa di professionale, ho già un po’ un approccio professionale con la musica e ciò mi disturba. In realtà non voglio ritmi professionali, anche con la musica, voglio solo andare in giro divertendomi, cercando di stare bene, di scegliere le persone che stanno bene con noi, e penso che questo staff sia il migliore che abbiamo mai avuto.

* Già, parlando prima con il tecnico luci, abbiamo potuto notare come fosse contento...

E non abbiamo ancora giocato a calcetto!

* Grazie ancora Manuel e complimenti per il concerto.

Grazie a voi.


di: EDDIE FELSON

foto di: Ivano

Articolo inserito il:

Articoli Collegati:
- HAI PAURA DEL BUIO? Recensione
- AFTERHOURS a cascina monlue giugno 2007 - concerto
- AFTERHOURS all'Idroscalo di Milano - concerto
- AFTERHOURS - intervista con Manuel Agnelli - tour inglese 2007
- AFTERHOURS - intervista a Milano nel 2002