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CONFINI

"Di - a - da - in - con - su - per - tra - fra- sopra e sotto". Il mondo pieno di confini. Noi stessi siamo pieni di confini. Ma quanto ci prendiamo sul serio!

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Vissuto Storie > Tutti gli orologi nella casa segnano ore diverse. Non stonano nell'ordinata
incuria dell'appartamento, tra la cucina impolverata e le cartoline
ingiallite appese svogliatamente alle pareti. Non è sporco,
nemmeno di pessimo gusto, ma sembra che le cose invecchino senza
essere toccate, scarti di vita abbandonati e dimenticati. L'impressione
è quella di un posto vissuto di sfuggita, ma i cinque orologi
della casa non segnano ore improbabili per disattenzione o meccaniche
imprecise.

Sono un esercizio per la memoria. Mi spiega il proprietario con
un sorriso che non nasconde una punta d'orgoglio. Ad esempio, quello
dell'ingresso è indietro di un'ora e ventiquattro minuti,
in cucina è avanti di trentasette. Lo faccio per la memoria,
e li sposto quasi ogni settimana.

Quando sorride tra le rughe spuntano fuori con decisione le cicatrici
lasciate dai frammenti di una granata russa. Aveva diciotto anni.


Ho studiato veterinaria a Stoccolma, avevo paura che i russi ci
invadessero. Avevo paura dei russi, ma qui in Finlandia sono tantissime
le persone che ancora hanno paura del nostro volubile vicino. Durante
la guerra fredda ero così convinto che la Russia avrebbe
invaso la Finlandia che sono stato in Canada per qualche tempo,
ho avuto fortuna con le ultime corone svedesi e ho comprato un piccolo
appartamento in Andalusia. Mi ci volevo rifugiare, così l'ho
preso vicino al mare e a fianco ad un campo di tennis per rendermi
l'esilio più piacevole. Ma alla fine sono ritornato a Joensuu.


La sua macchina è l'opposto del suo appartamento, è
vitale, incasinata e rabberciata. Tra i sedili posteriori è
tirato un filo per asciugare i panni, ci sono attrezzi di ogni tipo,
racchette da tennis, boma per windsurf. Tutto sembra essere tenuto
assieme da un nastro adesivo spesso, grigio che in Finlandia chiamano
il "nastro Gesù Cristo", perché è in grado
di fare miracoli (alcuni un po' più blasfemi sostengono che
il nome derivi dal fatto che con il nastro tu possa inchiodare Gesù
alla croce e non farlo scendere più). L'orologio della macchina
è avanti di nove ore e quattro minuti.

Joensuu è una piccola città nella parte orientale
della Finlandia, vicino al confine con la Russia. Ci mettiamo pochi
minuti ad attraversarla, presto si fa tutto laghi e betulle.

-Sono diventato veterinario di tutta questa zona, ma ero anche maestro
di tennis e andavo in windsurf, adesso il medico mi ha detto che
devo smettere. Non lo so se ci riuscirò, dopotutto non mi
dispiace l'idea di prendere il surf una mattina e non tornare più
a riva.

Adesso i laghi sono ghiacciati, l'uomo alla guida ha ottantadue
anni e gli occhi duri. Parla e guarda lontano, i suoi discorsi sono
tortuosi e stridono con le strade bianche e lunghissime che attraversiamo.


Ho ancora gli incubi per quella granata.

Si perde nel passato come se volesse dimenticarsi degli ultimi anni.
Parla della guerra, dei russi, di come erano le spiagge di Malibù
vent'anni fa. Non parla di sua moglie impazzita per causa sua, ora
seppellita dall'altra parte del paese.

D'un tratto ferma la macchina, scava fuori un binocolo da una scatola
di cartone piena di carte stradali di cavi elettrici una piccola
mucca di peluche sporca e chissà cos'altro, me lo porge e
mi indica una piccola isola tra il lago bianco e il cielo grigio.


Si vedono tre piccole costruzioni in legno. Le ho costruite io.
Ancora cicatrici e orgoglio. Per passarci l'estate, una è
una casetta ottagonale e i tre lati che danno sul lago sono un'unica
vetrata, poi c'è il capanno degli attrezzi e una piccola
sauna a legna. Adesso ci dovrebbe essere mio figlio.

Fa il biologo marino e vive quasi tutto l'anno su una barca. Ha
preso molto da me, peccato che sia comunista. Ha la casa tappezzata
di busti di Lenin e libri di Marx.

Risaliamo in macchina. Ti dimostro quanto sono stupidi i russi e
tutti i comunisti.

Io taccio. Si ferma in una piccola stazione di servizio, siamo molto
vicini al confine. Mi porta davanti alla porta del bagno. C'è
un grosso cartello con scritte in russo e finlandese e la sagoma
di un grosso uomo accovacciato con i piedi sul bordo di una tazza
del cesso. Una barra rossa ti vieta quindi quell'azione piuttosto
improbabile.

Vedi, quando arrivano qui e vogliono andare al cesso quei coglioni
pensano sia una turca rialzata. Allora devono fare degli equilibrismi
assurdi per una cagata, il minimo è che sbaglino mira ma
ce ne sono parecchi che sono scivolati e si sono rotti qualche osso.


Continuo a tacere, lui sembra soddisfatto e sembra sia convito di
avermi dimostrato con un inattaccabile teorema la stupidità
di tutti i russi e i comunisti. Io invece non riesco a non pensare
a quel mio conoscente che quando andava in una turca simulava, con
notevole sforzo addominale, la posizione che avrebbe avuto sedendosi
sulla tazza e finiva regolarmente per cagarsi nelle mutande.


di: DHARMABOY

Articolo inserito il: 2001-12-03



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